giovedì, 24 Giugno 2021

Partita del cuore, Pecchini querela Aurora: “Devo tutelare i miei diritti e la mia immagine”

Gianluca Pecchini, ex dg della Nazionale cantanti, ha dato le sue dimissioni ed è passato al contrattacco nei confronti di Aurora Leone e annuncia una querela contro l'attrice.

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“Le donne non devono giocare” e poi ancora “non puoi sederti qui perchè sei donna”: frasi forti, velate di maschilismo e discriminazione, che Aurora Leone dei The Jackal afferma di aver subito, alla vigilia Partita del Cuore, la prima targata Mediaset, giocata il 25 maggio scorso, all’Allianz Stadium di Torino tra Nazionale Cantanti e la squadra dei Campioni per la Ricerca.

Gianluca Pecchini, direttore generale della Nazionale Cantanti alla Partita del cuore, accusato da Aurora di aver pronunciato le frasi sessiste, aveva annunciato nei giorni scorsi di volersi dimettere. E così ha fatto; ma non si è fermato qui. Nonostante la bufera, mediatica e non, già scatenatasi nei giorni scorsi a suo carico, ha deciso di controbattere e contrattaccare: “Alla luce dei molteplici e continui attacchi mediatici, come già anticipato in un’intervista ho deciso di rivolgermi allo studio dell’Avvocato Gabriele Bordoni per presentare querela nei confronti di Aurora Leone e di chi con lei mi ha leso nella reputazione, così da tutelare i miei diritti, la mia immagine e, soprattutto, la mia dignità di uomo e di professionista”.

“L’iniziativa assunta con querela per diffamazione aggravata presso la Procura di Torino è stata necessaria per ristabilire la verità dei fatti – spiega l’avvocato di Pecchini, Gabriele Bordoni, – l’uso diretto e personale dei sistemi di comunicazione di massa consente ampia libertà di espressione a chiunque ed è un valore da salvaguardare che va tenuto però ben distinto dalla loro strumentalizzazione; la critica e le opinioni sono sacrosante, ma non lo è affatto la propalazione di notizie infondate, confuse e lesive, tali da innescare in poche ore la demolizione della reputazione di una persona, difficilmente recuperabile in seguito. Si pensa in questi giorni di introdurre una legge a contrasto della discriminazione per motivi fondati sul sesso o sul genere, ma si ripensa anche di riattivare forme di censura a contrasto della disinformazione, soprattutto attraverso la rete. Sono sintomi di un malessere culturale e sociale, potenzialmente inducenti pericolose derive che nella vicenda di Pecchini trovano occasione per essere considerate e discusse. Ma, intanto, va tutelata nella sede competente la dignità di un uomo, della sua famiglia e del suo lavoro, proteggendolo dal linciaggio morale e da superficiali, frettolose quanto feroci condanne mediatiche, disancorate dalla reale dimensione dei fatti. Tanto si impone in uno stato di diritto”.

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