giovedì, 24 Giugno 2021

Global Solutions Summit 2021, Draghi: multilateralismo e apertura globale come via d’uscita dalla crisi

Per il premier, "questa crisi pandemica ci ha detto che è possibile risolvere problemi globali solo con soluzioni globali".

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Un discorso che tocca corde profonde, morale ma anche di sostanza, quello pronunciato dal premier Mario Draghi durante il Global Solutions Summit 2021, che dichiara: “In passato molti Paesi pensavano al sovranismo come soluzione. Ora questa crisi pandemica ci ha detto che è possibile risolvere problemi globali solo con soluzioni globali”. E continua: “La nostra prima priorità è, naturalmente, sconfiggere la pandemia. Questo significa farlo ovunque e non soltanto nei Paesi sviluppati. Garantire che i Paesi più poveri abbiano accesso a vaccini efficaci è un imperativo morale. Ma c’è anche una ragione pratica e, se vogliamo, egoistica. Finché la pandemia infuria, il virus può subire mutazioni pericolose che possono minare anche la campagna di vaccinazione di maggior successo”.

Sicuramente, il Global Health Summit tenuto a Roma la scorsa settimana, ha fornito una serie di risposte di stampo pratico a questa crisi. Le promesse piuttosto generose di ogni paese e delle aziende farmaceutiche, ci fanno stare tranquilli e, secondo il Presidente Draghi, “assicurano che si potrà accelerare la campagna di vaccinazione globale”. Inoltre, “l’iniziativa dell’Ue, volta a sviluppare la capacità produttiva di vaccini nei paesi a basso e medio reddito, aiuta l’Africa ad affrontare molte malattie, non solo il Covid-19. E la dichiarazione di Roma presenta una serie di principi molto utili per far sì che la comunità globale sia molto più preparata ad affrontare la prossima pandemia”, ha sottolineato Draghi.

Cosa resta di questa pandemia? Secondo il premier, “il multilateralismo sta ritornando. La crisi sanitaria ci ha insegnato che è impossibile affrontare i problemi globali con soluzioni interne. Lo stesso vale per le altre sfide determinanti dei nostri tempi: il cambiamento climatico e le disuguaglianze globali. Come quest’anno alla Presidenza del G20, l’Italia è determinata a guidare il cambiamento di paradigma. Il mondo ha bisogno del mondo intero, non di un insieme di singoli stati”.

Una visione globale dunque, non egoistica, con un occhio anche a chi ha più difficoltà di noi. Draghi, infatti, ha aggiunto: “Sosteniamo iniziative per ridurre gli oneri del debito per i Paesi più poveri del mondo. Vogliamo che il Fondo monetario internazionale emetta nuovi Diritti Speciali di Prelievo e trasferisca quelli esistenti per aiutare i Paesi bisognosi. Sosteniamo il primo rifornimento dell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo. E incoraggiamo le banche multilaterali di sviluppo a potenziare le loro iniziative di finanziamento netto”.

Bisogna agire per risanare i casi di estrema povertà, accentuati dal Covid. Secondo il premier, la via migliore sarebbe “intraprendere un’azione incisiva per affrontare le disuguaglianze globali. Le crisi sanitarie e climatiche rischiano di aggravare le disparità già esistenti. La pandemia ha contribuito a portare almeno 88 milioni di persone in condizioni di povertà estrema nel 2020. Secondo la Banca Mondiale, il cambiamento climatico potrebbe spingerne altri 132 milioni nei prossimi 10 anni”.

E chi paga, come sempre, sono le fasce più deboli. “Questi effetti sono asimmetrici soprattutto nei confronti dei lavoratori più giovani e delle donne. Il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che lo shock pandemico ha colpito più duramente i giovani”,  aggiunge Mario Draghi. “Nei mercati emergenti si è registrato un aumento maggiore della disoccupazione femminile e un calo maggiore della partecipazione delle donne rispetto agli uomini”.

Non solo bisogna aiutare Paesi o fasce più a rischio. Non si può restare ciechi di fronte al problema del mutamento del clima sul pianeta. A tal proposito, l’ex presidente della Bce, ha dichiarato: “La battaglia contro il virus non può distoglierci dalla lotta al cambiamento climatico. Abbiamo due obiettivi. Il primo è impegnarsi a raggiungere obiettivi di riduzione delle emissioni sufficientemente ambiziosi, limitare il surriscaldamento globale non oltre 1,5 gradi e da raggiungere le emissioni nette pari a zero entro il 2050. Il secondo è mitigare i potenziali danni. Dobbiamo rafforzare le misure di contenimento, accelerando l’eliminazione graduale del carbone. E garantire un maggiore afflusso di capitali pubblici e privati verso iniziative legate al clima”.

Di fronte a tanti problemi della più varia natura, la ricetta vincente per portare la nostra Nazione fuori da questo incubo è racchiusa in una sola parola: apertura. Come ha ricordato il premier, “nel corso della storia, l’Italia ha prosperato grazie al commercio e alla cooperazione internazionale. L’apertura è stata la nostra migliore ricetta per il successo. La nostra presidenza del G20 rifletterà questo impegno di lunga data. Insieme alla Germania e agli altri partner del G20, siamo fiduciosi di poter costruire un mondo più forte”.

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