martedì, 15 Giugno 2021

Bolzano, Benno Neumair: “Io pentito, non sto bene in carcere”

Torna a parlare Benno dal carcere di Bolzano: "Sono pentito, io in black out quando ho ucciso i miei"

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Legami di sangue finiti nel sangue. Benno Neumair, in carcere per il duplice omicidio e l’occultamento dei cadaveri di sua madre Laura e suo padre Peter, torna a parlare alla stampa. “Quando ho ucciso mio padre prima e mia madre poi, era come se fossi uscito dalla realtà. So bene che è difficile veder riconosciuta la totale incapacità di intendere e di volere. Che nulla, nemmeno il fortissimo pentimento che provo, mi risparmierà la pena lunga che ho appena iniziato a scontare. Ma è ora che si conosca anche la mia di verità“.

In carcere da 4 mesi, da quando cioè il cadavere di sua madre Laura era riemerso dal fiume Adige il 6 febbraio, Benno appare meno sicuro di sé di come appariva fiero sui suoi profili social.

Non faccio più attività fisica, pur avendone la possibilità qui – spiega – Leggo molto, soprattutto romanzi di viaggi, come le avventure di Robinson Crusoe. Niente gialli. Come un pendolo oscillo alternando momenti di profonda tristezza a frammenti di vita normale, con i miei compagni di cella. C’è chi sta bene, tutto sommato, dietro le sbarre, io no. Io non sto affatto bene, sono disperato. Trovo conforto dai colloqui con lo psicologo, ma fatico ancora a capire perché io abbia fatto quello che ho fatto“. Benno si rabbuia, è intimorito, quando i corpi dei genitori sono stati ritrovati giura di essersi commosso. Niente di quella spavalderia che trapelava dalle foto pubblicate sui giornali è rimasta.

La ricostruzione di Benno:

Tutto il clamore mediatico mi ha dato un gran fastidio. L’esercizio che faccio più spesso è quello di provare a cancellare dalla mia memoria il 4 gennaio – continua – Quel giorno ho avuto un blackout, mai avevo pensato di uccidere qualcuno, tantomeno i miei genitori. Sono stato risvegliato da mio padre in maniera energica, abbiamo avuto l’ennesima discussione per i soliti motivi. Mi diceva che non valevo niente, al contrario di mia sorella che invece è tutto quello che un genitore può desiderare. Io soffro di un disturbo del sonno, il risveglio aggressivo, che mi rende nervoso, ci sono stati episodi anche con Madé, quando era adolescente. Non ci ho visto più e quando mio padre è entrato in camera con quella veemenza, ho preso un cordino che avevo a portata di mano in un cestino e con quello l’ho strangolato. A quel punto mi sono assopito a terra, accanto al suo corpo. A svegliarmi il telefono, era mia madre che mi diceva che stava rientrando in casa. Ho sentito la chiave nella toppa, l’ho vista e con il cordino ancora in mano ho strangolato anche lei, senza che nemmeno facesse in tempo ad accorgersene. È successo tutto in pochi minuti“.

Il turbolento rapporto con i genitori:

Benno, che per dieci anni ha vissuto in Austria, racconta di esser tornato a Bolzano solo con l’inizio della pandemia. “Sono andato via da casa nel 2010, stanco delle liti continue che tentavo ogni volta di evitare, puntualmente paragonato a mia sorella, bravissima in tutto, prematura nei suoi traguardi e molto legata a mia madre che invece mi offendeva sempre, mi denigrava. Ero tornato a vivere con loro a causa del Covid, non avendo più possibilità lavorative“.

La mamma soprattutto è stata sempre pesantissima con Benno, molto spigolosa e sottile, era una cosa che andava avanti da anni – spiega l’avvocato difensore, Flavio Moccia – Vero è che appena ha potuto, è andato a studiare a Innsbruck, in Austria, e dei suoi compagni di università era l’unico che non tornava mai“.

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