martedì, 19 Ottobre 2021

Pandemia, dopo il Covid le altre: al Global Health Summit di Roma Draghi von der Leyen e Bill Gates

A guidare il vertice il Presidente del Consiglio Mario Draghi e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Lyen con gli interventi di Bill Gates, l’ex premier Mario Monti e i Commissari europei Paolo Gentiloni, Stella Kyriakides e Janez Lenarčič.

Da non perdere

Si svolgerà a Villa Doria Pamphili, nel cuore di Roma, il Global Health Summit, vertice mondiale sulla salute previsto Venerdì 21 maggio 2021 e che vede l’Italia nel ruolo di Presidente del G20.

Il vertice è stato organizzato per creare un dibattito durante il quale condividere gli insegnamenti tratti dalla pandemia di Covid-19 ed elaborare una “Dichiarazione di Roma” che ridefinisca il sistema sanitario mondiale per prevenire future crisi.

A dirigere il vertice saranno il Presidente del Consiglio Mario Draghi e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Lyen, a cui si aggiungeranno gli interventi di altri numerosi illustri interlocutori internazionali tra cui Bill Gates, l’ex premier Mario Monti e i Commissari europei Paolo Gentiloni, Stella Kyriakides e Janez Lenarčič.

Il vertice toccherà tre punti fondamentali:

  • Il Coronavirus Global Response, azione promossa da von der Leyen, per l’accesso universale a vaccinazioni, cure e test a prezzi accessibili, con cui sono stati raccolti 15.9 miliardi di euro.
  • l’attuale attività delle istituzioni e dei quadri multilaterali, in particolare l’Organizzazione mondiale della sanità e il Regolamento Sanitario Internazionale
  • altre iniziative e processi in campo sanitario, compresi quelli in corso nel G7 e nel G20.

Le proteste
Contro il Global Health Summit, nella stessa data, a Roma si terrà un evento di protesta, in quanto il coinvolgimento al summit del Fondo Monetario Internazionale e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, secondo i manifestanti renderebbe evidenti le priorità degli interessi economici rispetto a quelli della salute pubblica, indicando “chiaramente che la ricerca del profitto sulla salute è l’unico percorso da seguire”.

Secondo le associazioni che parteciperanno alla contestazione, il Global Health Summit costituisce un momento cruciale di ridefinizione su scala transnazionale della mercificazione della salute in tutte le sue forme, di cui i governi stanno approfittando grazie all’accelerazione della crisi pandemica.

 

La globalizzazione ha favorito la pandemia?
Dall’inizio della pandemia, uno degli argomenti più discussi è stato l’impatto dell’uomo sull’ambiente e come gli esseri umani, colonizzando sempre più aree selvatiche del pianeta, siano entranti facilmente in contatto con organismi patogeni di origine animale.

Le cause attribuite ai recenti focolai di malattie infettive come il Covid-19, sono state le alte densità di popolazione umana, i livelli insostenibili di caccia e di traffico di animali selvatici, la perdita degli habitat naturali, che hanno aumentato il rischio di contatto tra uomo e animali selvatici e l’intensificazione degli allevamenti di bestiame.

In un contributo pubblicato sulla rivista PNAS dall’Università della Sapienza sul rischio di insorgenza di pandemie collegate ai cambiamenti ambientali causati dall’uomo, viene posto in evidenza come il rischio di insorgenza di pandemie non ha origine dall’esistenza di aree naturali o di animali selvatici, ma dal modo in cui le attività antropiche impattano su queste aree e queste specie.

I ricercatori dell’intervento sostengono infatti che il rischio di insorgenza di malattie infettive rappresenti un punto cieco, cosiddetto blind spot, nei piani di sviluppo sostenibile, a cui non vengono destinate le giuste misure di prevenzione. Secondo gli studiosi è necessario riconoscere che esistono dei compromessi tra obiettivi di sviluppo socio-economico, come la produzione di cibo e di energia, l’impatto che essi causano sull’ambiente e sulla biodiversità e i rischi che questi cambiamenti provocano in termini di insorgenza di pandemie

Secondo Moreno Di Marco, ricercatore dell’Università della Sapienza, se vogliamo evitare una nuova pandemia dobbiamo necessariamente ridurre le attività antropiche a ridosso di ecosistemi naturali e aree ad alta biodiversità perché “comportano due rischi principali: innanzitutto l’aumento del rischio di contagio dovuto al contatto tra uomo e/o bestiame e animali selvatici, che diventa maggiore. Ad esempio distruggere habitat naturali (come le foreste) per estendere le zone di pascolo comporta un aumento del rischio di contatto tra bestiame e specie selvatiche, con aumento del rischio di trasmissione di patogeni all’uomo. Inoltre la perdita di habitat e la caccia indiscriminata possono alterare la naturale composizione delle comunità di specie selvatiche, alterando poi le dinamiche che regolano i patogeni che sono naturalmente associati a queste specie. In conseguenza può aumentare il rischio che un determinato virus diventi prevalente e/o che passi ad una nuova specie ospite”.

Grande impatto è costituito anche dal riscaldamento globale, che induce gli insetti portatori di malattie a espandere il loro raggio d’azione, e gli eventi metereologici estremi come la siccità e le inondazioni.

Cosa ci riserva il futuro
Se c’è qualcosa che abbiamo imparato da questa pandemia, è che sicuramente è necessario un cambio di rotta per prevenire un’altra catastrofe. Bisogna far sì che la lotta al rischio di pandemia diventi parte integrante della programmazione socio-economica mondiale, perché come scrive la biologa Barbala Gallavotti nel libro Le Grandi Pandemie: “Contrariamente agli eserciti, i microbi non firmano armistizi o capitolazioni: con loro la guerra è sempre all’ultimo sangue. Anche se in questo momento ci sembra di occupare delle buone posizioni e di essere in grado di tener d’occhio le truppe nemiche, la possibilità che arrivino rinforzi, o che da valli lontane piombino su di noi orde sconosciute, è sempre dietro l’angolo”.

Il video presentazione del Global Health Summit in un tweet di Ursula von der Leyen:

Ultime notizie