sabato, 25 Settembre 2021

Biden a Netanyahu: “Ci aspettiamo de-escalation”. Intanto il numero dei feriti sale

Il lancio di razzi da Gaza contro il sud di Israele ha ripreso forza. Il numero dei feriti sale a 1530, mentre i morti sono 219 palestinesi. Tra questi: 63 bambini, 36 donne e 16 anziani.

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Il presidente degli Stati Uniti d’America lancia una messaggio a Benyamin Netanyahu, il primo ministro israeliano, nell’ultima delle quattro telefonate da quando è iniziata la crisi con Gaza: “Ci aspettiamo oggi una significativa de-escalation in un percorso verso il cessate il fuoco“.

Per quanto si evince da una nota della Casa Bianca, Biden e Netanyahu hanno avuto telefonicamente “una discussione dettagliata sullo stato degli eventi a Gaza, sui progressi di Israele nel ridurre le capacità di Hamas ed altri elementi terroristici e sugli sforzi diplomatici in corso da parte dei governi della regione e degli Stati Uniti“.

Netanyahu, atteso dai media, nella riunione con gli ambasciatori stranieri annuncia: “Non siamo con il cronometro in mano, ma vogliamo piuttosto raggiungere gli obiettivi dell’operazione. Precedenti operazioni sono durate un periodo prolungato. Per questo non è ancora possibile stabilire la durata di questa operazione“.

Un alto responsabile militare israeliano conferma che starebbe, effettivamente, analizzando le condizioni per un “cessate il fuoco”, ma è anche preparato ad un’estensione delle operazioni militari a Gaza: “Stiamo studiando la questione del momento opportuno per un cessate il fuoco“. Però aggiunge: “ci prepariamo a diversi giorni” di operazioni extra perché Israele deve appurare se ha “raggiunto gli obiettivi“.

E, rivolgendosi agli ambasciatori esteri, il primo ministro israeliano dice: “Criticare Israele per le sue attività è assurdo. È un danno alle altre democrazie che combattono in circostanze analoghe. È il record dell’ipocrisia e dell’idiozia. Tutto ciò non fa che incoraggiare i terroristi“.

Intanto, il lancio di razzi da Gaza contro il sud di Israele ha ripreso forza. La città di Ashkelon è quella più colpita al momento, ma con lei c’è anche il valico di Kerem Shalom. L’esercito ha ordinato, a tutti i residenti situati fino a 4 chilometri da Gaza, di rimanere chiusi nei rifugi, fino a nuovo ordine.

Il portavoce militare ha dichiarato che il numero di razzi, lanciati da Gaza verso Israele, è salito a 3.750, per ora. Di questi, 550 erano difettosi e sono caduti all’interno della Striscia. Fortunatamente, a garantire la salvaguardia dei civili è il sistema di difesa israeliano Iron Dome. La Cupola di Ferro è riuscita ad intercettare in media il 90% dei razzi che sarebbero poi esplosi nei centri abitati.

Sono continuati anche gli attacchi dell’aviazione israeliana alla rete dei tunnel di Hamas, a Gaza. Hidai Zilberman, il portavoce militare, asserisce che gli obiettivi colpiti con la devastazione di altri 12 chilometri, sono ben 40 e tra questi depositi di armi e centri di comando. Per quanto riguarda i membri di Hamas e della Jihad, sono stati uccisi almeno 10 dei loro componenti. L’assalto si è concentrato perlopiù nei luoghi dove partono la maggior parte dei razzi su Israele: a Khan Yunis e Rafah nel sud della Striscia. Il portavoce militare ha ammesso che Hamas ha cercato di attaccare le basi dell’aviazione senza riuscire nello scopo.

Il ministero della Sanità di Hamas dichiara che, in quasi dieci giorni d’assalto e di guerra senza scrupoli, il numero dei feriti sale a 1530, mentre i morti sono 219 palestinesi. Tra questi: 63 bambini, 36 donne e 16 anziani.

Il Palazzo dell’Eliseo annuncia che la Francia, in accordi con l’Egitto e la Giordania, ha presentato all’Onu una possibile soluzione per il fantomatico “cessate il fuoco” tra Israele e Hamas. Gli USA bloccano per otto giorni una dichiarazione sul conflitto Israele-Palestina, una volta che la proposta di risoluzione arriva al Consiglio di sicurezza. Zhang Jun, l’ambasciatore cinese all’Onu, conferma il supporto della Cina riguardo la fine di questa terribile guerra.

Sempre l’Eliseo dichiara che Emmanuel Macron, il presidente della Repubblica francese, “ha partecipato a una riunione trilaterale con il presidente egiziano Al Sisi e il re di Giordania“. L’intento è quello di “lanciare un’iniziativa umanitaria per la popolazione civile di Gaza in collegamento con le Nazioni Unite“. L’ Egitto e la Giordania “sono attualmente in pace con Israele e sono protagonisti influenti nei luoghi santi per la Giordania e su Gaza per gli egiziani“. A quanto detto da fonti dell’Eliseo: “Si sono messi d’accordo su tre semplici elementi: cessazione dei lanci di razzi, cessate il fuoco e risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu“.

Secondo fonti diplomatiche, Linda Thomas-Greenfield, l’ambasciatrice americana delle Nazioni Unite, durante la riunione a porte chiuse dei Quindici, ha espresso che non riterrebbe d’aiuto per la crisi tra israeliani e palestinesi una dichiarazione pubblica al Consiglio di Sicurezza Onu. L’ambasciatrice si rifà alle parole di Biden: Non siamo stati in silenzio, il nostro obiettivo è stato e continuerà ad essere quello di un intenso impegno diplomatico per porre fine a questa violenza. Il presidente Joe Biden ha espresso il sostegno per un cessate il fuoco.

Il Canale 12 della tv israeliana riporta la proposto dell’Egitto per il fatidico “cessate il fuoco” tra Israele e Hamas che dovrà iniziare dalle 6:00 di mattina di giovedì prossimo. Fonti palestinesi confermerebbero l’approvazione di Hamas e la mancanza di risposta di Israele. Eppure, Izzat al-Rishq, un membro della leadership di Hamas, ha smentito quanto detto dai media israeliani in un comunicato ripreso da Times of Israel: “Non è vero ciò che alcuni media nemici hanno riferito, ovvero che Hamas abbia concordato ad un cessate il fuoco per giovedì. Nessun accordo o uno specifico calendario per questo è stato raggiunto”. Al-Rishq ha però dato una piccola speranza al processo di guarigione verso una tregua: “Pur sottolineando che gli sforzi e i contatti dei mediatori sono seri e continui, le richieste della nostra gente sono chiare e ben note“.

Oltre l’Usa e Ue, anche il Vaticano secondo Pietro Parolin, il segretario di Stato, si impegna a “prendere qualsiasi iniziativa per arrivare al cessate il fuoco e alla ripresa del negoziato diretto“. Tutto questo, per cercare di terminare una così grande violenza durata già fin troppo: siamo entrati nella seconda settimana di paura e conflitto.

Josep Borrell, capo della diplomazia europea, in una videoconferenza straordinaria dei ministri degli Esteri dell’Ue, ha chiesto “l’immediata cessazione delle violenze e l’attuazione di un cessate il fuoco“. “L’obiettivo è di proteggere i civili e di permettere l’accesso umanitario a Gaza“, a tal proposito, Borrell esprime il suo enorme rammarico per le vittime di questa crisi che dovrebbe finire al più presto, tra cui donne, bambini e anziani innocenti. L’Ungheria di Viktor Orbán è l’unico Paese, dei 27 Stati membri, a non dar supporto alla vicenda.

Luigi Di Maio, il ministro degli affari esteri, esprime indignato: “Condanniamo il lancio indiscriminato di razzi da Gaza, è inaccettabile e deve cessare, come è inaccettabile che si metta in discussione il diritto di Israele a esistere. Riconosciamo il diritto legittimo di Israele di proteggere la propria popolazione, ma la risposta militare israeliana deve essere proporzionata e volta a prevenire ulteriori vittime civili“.

Giovedì ci sarà l’assemblea generale dell’Onu, mentre il consiglio di sicurezza si riunisce per la quarta volta a porte chiuse.

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