lunedì, 14 Giugno 2021

Peschereccio mitragliato in Libia, comandante dell’Aliseo: “Se non lo dissequestrano mi incateno”

Mercoledì Aliseo dovrà essere nelle acque maltesi per un lavoro pattuito mesi fa dalla società del figlio di Giacalone.

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Il motopesca del comandante Giuseppe Giacalone, mitragliato dalla cosiddetta Guardia costiera libica il 6 maggio, è ancora ormeggiato a Mazara del Vallo. Su delega della Procura di Roma, i Ris dei carabinieri dovranno effettuare dei sopralluoghi.

Ma se la sua imbarcazione non verrà dissequestrata, Giacalone s’incatenerà davanti alla Capitaneria di porto. Il comandante, rimasto ferito durante l’attacco, e il suo equipaggio potrebbero infatti perdere un’importante occasione di lavoro. Mercoledì l’Aliseo dovrebbe essere nelle acque maltesi per un contratto con una società di Malta per il traino delle gabbie dei tonni. Accordo firmato mesi fa dalla società dell’armatore Alessandro Giacalone, figlio di Giuseppe Giacalone. “Rischiamo di perdere tutto e pagare le penali se non ottemperiamo al contratto. Tutto il mio equipaggio ha necessità di lavorare e non possiamo permetterci di stare fermi” dice preoccupato il comandante.

La Procura della capitale ha aperto un’inchiesta per indagare sul mitragliamento da parte della nave che l’ex ministro dell’Interno Minniti aveva donato alle milizie libiche per fermare l’arrivo dei migranti. La Marina militare della Libia, inizialmente aveva negato l’accaduto parlando di colpi di avvertimento; in seguito ha giustificato l’attacco dicendo, attraverso un comunicato, che il peschereccio siciliano aveva speronato la “660 – Ubari” dando inizio ad un inseguimento durato tre ore.

 

 

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