mercoledì, 22 Settembre 2021

Scuola, alunni e docenti bocciati dal Covid

Come l'emergenza sanitaria ha trasformato la vita di tutti gli alunni e ha condizionato la crescita individuale. La scuola deve tener conto dell'anno difficile appena trascorso.

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Molti sono i ragazzi tornati a scuola in queste ultime settimane, in tutta Italia. Sono loro che che si sono dovuti adattare ai contesti di vita familiare. Sono loro che hanno vissuto in modo estremamente poco gratificante la propria vita. Sono loro che hanno dovuto creare nella loro cameretta, una stanza per giocare, un’aula virtuale, uno spazio per effettuare videochiamate con i loro amici. E sono loro ad essere stati privati di ogni stimolo.

Già nelle scorse settimane, Massimo Recalcati, psicanalista italiano, a ridosso dell’imminente ritorno a scuola, rifletteva su questo nuovo sconvolgimento della vita per i bambini e i ragazzi. E rivolgeva un appello ai docenti di ogni ordine e grado, invitandoli, sì a proseguire con i programmi ministeriali, ma senza tralasciare le relazioni interpersonali, fondamentali per la loro crescita individuale: “Non è opportuno bombardare gli scolari con verifiche, al rientro a scuola, e interrogazioni a tappeto”.

Recalcati ha solo evidenziato ciò che molti genitori, a pelle, avevano già avvertito da tempo, questo disagio che i figli stavano vivendo a causa della pandemia. E a confermare questa tesi è l’indagine effettuata dalla “Fondazione Italia in Salute” sulle conseguenze che il Covid ha avuto sulle vite di bambini e ragazzi. Per l’82,2% dei genitori italiani ci sono state ripercussioni pesanti a livello psicologico nella vita dei propri figli.

Quando si parla di ritorno alla normalità, non si fanno a volte i conti con la nuova realtà che abbiamo dovuto far diventare nostra in tempo di pandemia. Abbiamo trasformato le esigenze della vita familiare; sono arrivati lo smart working, la Dad – didattica a distanza – e persino le cosidette famiglie virtuali a supportare e a farci sentirci supportati. A distanza. È aumentato infatti in modo spropositato il tempo trascorso all’interno delle mura domestiche.

Quest’emergenza ha offerto a tutti i docenti l’opportunità di operare un cambiamento all’interno della scuola. Non tutti, però, hanno visto nel digitale un’occasione di stimolo e interesse per i loro studenti. Eppure, tutti coloro che frequentano la scuola sono nativi digitali, quindi è opportuno che da queste doti innate possano tirare fuori il meglio, ed è giusto che l’insegnante dia questa opportunità.

Quasi a ridosso degli scrutini, è intervenuto anche il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, rivolgendosi ai presidi li ha invitati a mettersi una mano sulla coscienza, considerando la situazione che i ragazzi hanno vissuto a causa della pandemia.

Molte sono le novità quest’anno all’interno delle scuole: i giudizi nelle primarie, il voto in educazione civica in tutte le classi di ogni ordine e grado e la promozione anche per chi è stato penalizzato a causa delle lezioni online. I ragazzi sono stati privati del contatto sociale. I genitori si sono trovati di fronte ai figli cambiati, iperconnessi al loro Pc o al loro smarthphone e hanno avvertito il disagio a livello psicologico che stavano vivendo.

Uno studio del Policlinico Umberto I di Roma si concentra sull’aspetto relazionale, sul trauma subito dai ragazzi. Secondo la ricerca molti hanno somatizzato il disagio psicologico; lamentano infatti mal di testa, mal di pancia, dolori articolari che forse non andranno più via. È emerso come la situazione di isolamento ha determinato una condizione di stress con ripercussioni non solo sulla salute fisica ma anche su quella emozionale-psichica, sia dei genitori che dei figli.

Quello che stanno vivendo i ragazzi, da ormai molti mesi, è molto frustrante a livello psicologico. È giusto che il rientro a scuola, seppur per un lasso breve di tempo, possa far ritrovare i ragazzi e che questo tempo possa essere dedicato a re-instaurare i legami che costituiscono la vita in comune.

Gli scrutini sono stati anticipati, per questo tutti gli alunni termineranno le interrogazioni e i compiti in classe entro la fine di maggio, per permettere ai ragazzi di terza media e a chi affronterà la maturità di poter preparare gli esami in estrema tranquillità, anche se si tratterà soltanto di una prova orale per entrambe le classi.

È giusto far vivere agli alunni questi ultimi giorni che mancano alla fine della scuola in modo sereno, spensierato; e che possano vivere e ricordare in positivo questi momenti di transizione della loro vita, come un’esperienza di crescita e maturità.

Negli anni della formazione e di crescita dell’individuo, la socializzazione all’interno della scuola è uno degli aspetti fondamentali per uno sviluppo personale dal punto di vista anche psicologico. Una buona parte delle socializzazione avviene attraverso l’interazione tra gli studenti. Far crescere il ragazzo con i coetanei aiuta la condivisione, la sperimentazione, la conoscenza del sé e a confrontarsi con altre realtà.

Non bisogna tralasciare che essere a scuola significa esplorare quella che può essere la convivenza scolastica anche da un punto di vista pedagogico, soprattutto per gli scolari significa potenziare anche le forme di pensiero. La scuola rappresenta per eccellenza il luogo per scoprire la propria identità e fare incontri.

Insomma, ad oggi, a maggior ragione, il confronto a scuola è necessario; un metodo potrebbe essere praticare la didattica in modo più flessibile, tenendo conto della situazione traumatica in cui siamo ancora immersi, da cui i bambini e i ragazzi sono stati maggiormente colpiti.

La speranza, al di là di quello che resterà dopo il Covid, è che la scuola non lasci ulteriori ripercussioni sulla vita dei ragazzi. Il Covid li ha già bocciati, bloccando le esperienze degli anni più belli, privandoli di una vita adeguata alla loro età. Non è opportuno che i giovani si sentano bocciati anche all’interno del sistema scuola.

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