martedì, 19 Ottobre 2021

Un vuoto che non si riempie mai: 26 anni fa ci lasciava l’indimenticabile voce di Mia Martini

Il 12 maggio 1995 si spegneva la stella di una della più grandi interpreti della musica italiana.

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“Il segreto di una grande interprete non è avere una bella voce, l’importante è capire esattamente il senso della gioia o del dolore che stai raccontando, perché nelle canzoni si interpreta sempre un’emozione o una qualsiasi specie d’amore per qualcosa e se non sai cosa vuol dire soffrire non puoi sapere cosa vuol dire amare, per cui è questo il segreto: il saper dire le cose sentendole”.

E Mia questo segreto lo conosceva bene, interprete imparagonabile che riusciva ad unire perfettamente doti vocali straordinarie con quelle interpretative. Sono passati 26 anni dal 14 maggio 1995, giorno in cui a 47 anni venne ritrovata esanime, ancora con le cuffie alle orecchie collegate ad un mangianastri, nell’appartamento di Cardano al Campo in provincia di Varese, città in cui si era trasferita dopo la riconciliazione con il padre.

La causa della morte è sempre stata avvolta nel mistero. Secondo l’autopsia, si trattò di un arresto cardiaco causato da un abuso di sostanze stupefacenti, versione sempre smentita  dalle sorelle, soprattutto da Loredana Bertè, che negli ultimi anni ha invece attribuito la colpa al padre, con cui tutte e tre avevano un rapporto per nulla sereno.

La seconda ipotesi imputava la morte a un un fibroma all’utero di cui la cantante presumibilmente soffriva, motivo per il quale assumeva farmaci anticoagulanti. Inizialmente venne anche valutata l’ipotesi del suicidio dopo il ritrovamento di un biglietto posto sotto il suo telefono in cui c’era scritto “Sono stanca di questa vita”, ipotesi poi scartata in quanto dalle indagini si scoprì che il biglietto era stato scritto 6 mesi prima.

Qualunque sia stata la causa del tragico epilogo, quello che è certo è che una delle più grandi artiste che il nostro panorama musicale abbia mai avuto, una profonda ferita l’ha subita dalle assurde superstizioni del mondo dello spettacolo.

Le superstizioni che le rovinarono carriera

Sin dalla leggenda di Macbeth, nel mondo teatrale ci sono spesso state opere o interpreti ritenuti responsabili di una serie di funesti incidenti. Per illogici e irrazionali motivi, anche Mia Martini divenne protagonista di un’inspiegabile diceria avvenuta dopo un concerto in Sicilia nel 1970.

Nonostante fosse tardi e la cantante si fosse offerta di pagare l’hotel alla sua band, il gruppo decise di viaggiare comunque di notte. Il mezzo su cui viaggiavano venne però coinvolto in un incidente nel quale persero la vita due ragazzi. Da quel momento, complici i giornali e il passaparola, si diffuse la voce: “Mia Martini porta jella”. 

Altri successivi episodi alimentarono l’insensata diceria. Nel 1973 alla Mostra della Canzone, l’hotel dove alloggiava Mia Martini prese fuoco, mentre nel 1983 lei e l’impresario Pierluigi Premoli, furono vittime di un incidente d’auto in cui quest’ultimo perse la vita. In quell’occasione Mia Martini dichiarò: “All’inizio ridevo di questa fama, poi mi accorsi che non soltanto i nemici e gli invidiosi, ma anche le persone che amavo si lasciavano condizionare”.

Durante la presentazione del film Rai Io Sono Mia nel 2019 la sorella Loredana è ritornata sulla questione: “È triste pensare che molti registi famosissimi di trasmissioni televisive non volevano Mia – racconta Bertè – addirittura c’era un fonico che faceva gli scongiuri e sperava che non cascasse il teatro. Negli ultimi tempi avevano ridotto così Mia, quindi immaginate come poteva sentirsi. La sua voglia di fare musica era immensa, ma glielo hanno impedito per 15 anni. Chissà quante altre canzoni poteva darci, lei che aveva una conoscenza infinita della musica. Con questi signori ho ancora a che fare, alcuni sono vivi, ma quando li guardo in faccia abbassano gli occhi. Non partecipo alle loro trasmissioni”.

Le accuse e le malignità furono così feroci e radicate che obbligarono Mia ad allontanarsi momentaneamente dalla scena musicale, costringendola quasi ad abbandonare completamente la carriera nel 1983, circostanza solo momentanea, che se realizzatasi avrebbe privato il mondo della musica dell’intensa Almeno tu nell’Universo, presentata poi a Sanremo nel 1989.

Cosa Mia ci ha lasciato 

Un universo musicale ormai immortale che ha emozionato come pochi e continua a emozionare anche le nuove generazioni che la scoprono adesso.

Tra le canzoni più rappresentative della sua produzione musicale è impossibile non ricordare Piccolo Uomo, con cui vinse il Festivalbar e grazie al quale ottenne il successo immediato, Minuetto, ispirata alle proprie vicende sentimentali, Libera, scelta per rappresentare l’Italia all’Eurovision, Almeno tu nell’Universo, con il quale partecipò alla 39° edizione del Festival di Sanremo e Gli uomini non cambiano, in gara a Sanremo 1992.

Il riscatto di Mia, oltre la consacrazione ricevuta nel 1996 con il Premio della Critica di Sanremo, a cui è assegnato il suo nome, è l’amore che il pubblico continua ad avere per la sua musica indelebile, per la sua voce intensa con gli anni sempre più graffiata, piena di rabbia, tristezza e malinconia e per quelle canzoni intramontabili che solo chi aveva veramente vissuto il dolore e la disperazione della solitudine poteva raccontare.

 

 

 

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