martedì, 21 Settembre 2021

Movimento 5Stelle e PD, attenti a quei due. La strana coppia nella Capitale “scoppia”

Quanto può reggere l'alleanza tra M5S e PD, se nei Comuni si corre spaccati? Uniti al Governo, separati nella corsa per le amministrative a Roma

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Paradossi stellari. Il PD di governo dovrebbe sfidare alle amministrative di Roma il Movimento 5 Stelle di lotta (una volta?) e di governo. È di ieri la notizia dell’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri pronto a correre contro l’attuale sindaca della Capitale Virginia Raggi. Tutto ancora in divenire, certo, ma il dado sembra ormai tratto. Le primarie di centrosinistra lo danno già come vincitore ufficioso, Raggi, invece, confermata dal Movimento, punterà a proseguire il suo lavoro in Campidoglio.

Ma riavvolgiamo il nastro. Il segretario del PD Letta aveva dichiarato il 21 marzo scorso: “Alleanza con M5S per battere la destra”. Conte, leader dei grillini, il 29 aprile aveva ribadito: “I tempi non sono maturi per una alleanza a tutto tondo, ma alla nostra intelligenza, di M5S e PD, sarà rimessa la possibilità di coordinare gli sforzi per offrire a tutte le città buone amministrazioni, perché i cittadini chiedono questo”.

I cittadini, prima di chiedere, vorrebbero capire. Come possono PD e 5 Stelle parlare di alleanze e annunciare di darsele di santa ragione proprio nella Capitale? Su cosa si reggerebbe l’unione alle politiche del 2023? Tout court: quanto tiene l’architrave giallo-rosso immaginato per “battere la destra”?

La stessa linea del Partito Democratico sulle primarie non sembra chiarissima. A Bologna, Roma e Torino si terranno a giugno, a Milano e a Napoli non si terranno affatto. Dall’altra parte, o dalla stessa a questo punto non si sa, il Movimento presenterà un suo candidato nel capoluogo lombardo. Poi, però, circola ancora il nome del presidente della Camera Roberto Fico per unire PD e 5 Stelle nella città partenopea. Usciti – o no – dal dedalo delle amministrative, i due partiti governano assieme nell’esecutivo Draghi e sparano a zero su Meloni e Salvini.

Si vede che le più grandi e popolose città d’Italia non abbisognano dell’attenzione assillante di PD e 5 Stelle, oppure possono essere amministrate da Fratelli d’Italia e Lega. Al di là delle dichiarazioni di navigati esponenti nazionali di Movimento e PD, i fatti danno l’impressione di stridere con le parole: le strade di Conte e Letta non appaiono le stesse.

Il Paese può permettersi la mancanza di visione di quello che dovrebbe essere il futuro centrosinistra? La destra, nel contempo, sa come riprendersi Palazzo Chigi. Storicamente unita, diversa dal centrosinistra spezzettato, potrebbe basare la propria campagna elettorale sul vizio dell’avversario politico: la mancanza di coesione. Meloni e Salvini hanno un’opportunità ghiottissima per conquistare i Comuni oggi e l’Italia domani. Ma quest’opportunità gliel’ha fornita il nuovo centrosinistra.

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