venerdì, 14 Maggio 2021

Ayrton Senna, 1 maggio 1994: muore il mito inizia la leggenda

La morte di Ayrton Senna fu uno shock. Le sue indubbie qualità umane lo rendevano coraggioso, ma fragile, capace di emozionare come nessun altro.

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Il primo maggio di ventisette anni fa ci lasciava Ayrton Senna, il pilota brasiliano volato in cielo a 34 anni dopo il terribile incidente di Imola, alla curva del Tamburello.
Un alone di mistero avvolge tutt’ora la tragedia, secondo il responso degli esperti il Tamburello non è una curva in cui si commettono errori anche a velocità di gara, il tutto sembra riconducibile alla monoposto.

La Williams FV16 di Senna divenne incontrollabile a causa della rottura del piantone dello sterzo, ma più di ogni altra cosa si trattò di fatalità, in quanto l’angolazione dello schianto portò la sospensione ad impattare contro il casco. Il corpo non riportò fratture o contusioni, se la sospensione, rompendosi, fosse finita 15 centimetri sopra o sotto il casco, il pilota sarebbe tornato ai box a piedi.

Vincitore di 3 titoli mondiali (1988, 1990, 1991), “Principe” di Montecarlo, mai nessuno come lui nel Principato con 6 vittorie e 5 pole position, un fenomeno capace di vincere 41 Gran Premi e di ottenere 80 podi; numeri che aiutano a quantificare la perdita che la Formula 1 subì. La dipartita di Ayrton fu uno shock, oltre che per essere stato uno dei migliori piloti della sua generazione, anche per le indubbie qualità umane che lo hanno contraddistinto, rendendolo coraggioso, ma fragile, capace di emozionare come nessun altro.

Senna è stato un uomo straordinario, capace di portare gloria e speranza in un Brasile falcidiato da violenza e povertà, che non ha mai rinnegato le sue origini, ma che al contrario, le ha manifestate salendo sul podio dopo ogni vittoria con la bandiera del suo Paese, diventato un’ispirazione per tutti i suoi connazionali.

La sua vittoria ad Interlagos, nel 1991, è la fotografia del suo strapotere, una prova di forza impressionante, stoica e commovente; un Gran Premio percorso dal 60esimo giro solo con la sesta marcia a causa della rottura del cambio, ma concluso con un vantaggio di 40 secondi sull’inseguitore Patrese. A fine gara “Magic” è stremato, sviene nella sua McLaren, quando esce non si regge in piedi, spasmi a mani e spalle non gli consentono di uscire dalla vettura, ma le ultime forze a disposizione le usa per poter abbracciare il padre, regalando un’istantanea indelebile nei rullini dei fotografi presenti nel paddock.

Il pilota classe ’60 intervistato ore dopo il successo in casa dirà: “Ho lottato duramente, volevo finire la corsa e finirla in prima posizione, perché Lui è il più grande e mi ha concesso questa corsa, è la verità è andata proprio così. È Dio che mi ha regalato questa corsa e ne sono felice. È stato entusiasmante. Ringrazio tutto il Brasile, ringrazio tutti i fan, ho avvertito intorno a me tanto di quel calore umano che dovevamo vincere, non poteva essere altrimenti e ce l’abbiamo fatta!”

Per Valentino Rossi è stato “Un’ispirazione con il suo spirito che sopravvive in tutti i piloti”, per il primo pilota Mercedes Lewis Hamilton, la sua figura è stata fondamentale per arrivare in Formula1: “Ho iniziato a vederlo correre quando avevo solo 5 anni. Ayrton era il mio preferito: Avevo i suoi libri, i suoi poster, tornavo da scuola e guardavo i suoi video. Il mio sogno da piccolo era essere Superman o Senna”.

Nell’immaginario collettivo la figura dell’asso brasiliano non è mai stato circoscritta al mondo delle corse, ma è riuscita ad ispirare film e canzoni. In Italia troviamo tributi musicali di ogni genere e miriadi di citazioni nei testi, ma due cantautori bolognesi si sono distinti tra tutti. Impossibile non citare Lucio Dalla con il singolo “Ayrton” , così come è infattibile non ricordarlo nel celebre ritornello di Cesare Cremonini in “Marmellata #25”Perché da quando Senna non corre più, non è più domenica.

A livello internazionale spicca un episodio su tutti, il GP d’Australia del 1993, dove vinse l’ultima gara con la McLaren. Successivamente alla corsa era in programma il concerto di Tina Turner, la quale lo chiamò sul palco, dedicandogli la canzone “Simply the Best”.

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