martedì, 18 Maggio 2021

Migranti, Luca Casarini: “Pm indaghino sul patto Italia-Libia”

Sono durissime le accuse che il capo missione di Mediterranea ha rivolto all'Italia e a Frontex, paragonando i rapporti fra il governo e la Libria quelli fra Stato e mafia.

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A distanza di quasi un mese da uno dei più gravi attacchi alla stampa nella storia del nostro Paese (ben 15 giornalisti intercettati dalla procura di Trapani nell’ambito di indagini contro le Ong) e dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi durante il primo incontro con il premier libico Abdul Hamid Dbeibah, l’attivista e capo missione di Mediterranea Luca Casarini torna ad infiammare il dibattito sui rapporti fra l’Italia e la Libia.

“Le inchieste pubblicate oggi da organi di stampa autorevoli, come la rivista L’Internazionale e il quotidiano Il Domani, gettano davvero più che un’ombra oscura su tutto ciò che riguarda il rapporto tra il governo italiano e le milizie libiche che controllano i traffici di petrolio ed esseri umani nel Mediterraneo” ha dichiarato Casarini all’Adnkronos confermando quanto già raccontato in passato dai giornalisti Nancy Porsia e Nello Scavo ai quali si deve la documentazione che aveva portato, lo scorso ottobre, all’arresto del capo della Guardia costiera di Zawiya, Abd al-Rahman al-Milad – meglio noto come Bija, oggi libero.

L’ex disobbediente, indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ha poi citato Friends of the traffickers, l’inchiesta di Zach Campbell e Lorenzo D’Agostino per la rivista online The Intercept: i giornalisti hanno raccolto informazioni e testimonianze che dimostrerebbero la regia degli uffici della superprocura antimafia, la Dna, nell’accanimento giudiziario e poliziesco contro le Ong e nel coordinamento dell’attività di cinque Procure siciliane.

“Questa azione coordinata, che aveva come obiettivo ‘togliere di mezzo le Ong’ – dichiara Casarini – ha visto la partecipazione di esponenti, tuttora in servizio, dei servizi segreti, che avevano il compito di ‘costruire le prove’. Inoltre, si descrive, sempre attraverso fonti documentali e circostanziate, che l’Italia ha sempre saputo di collaborare con criminali libici accusati di efferati delitti, per creare un sistema atto a fermare in ogni modo, anche con la morte, persone migranti e profughi in fuga da orrore e violenze. La cosiddetta ‘guardia costiera libica’ e la ‘zona Sar libica’, secondo questa inchiesta, sono pure invenzioni per coprire le gravissime violazioni dei diritti umani”.

Ad avvalorare queste argomentazioni, per il capomissione di Mediterranea c’è anche il reportage Respinti all’inferno di Sara Creta su Il Domani che attraverso video, comunicazioni radio, tracciati e interviste ai dipendenti di Frontex ha fornito quelle che potrebbero essere le prove del coinvolgimento dell’Unione Europea, con la guida dell’Italia e di Malta, nel traffico e respingimento dei migranti in Libia.

“Di fronte a tutto questo ci sarà in Italia un procuratore, un magistrato, che senta il bisogno di fare piena luce su cos’è stato e cosa è il patto Italia-Libia? Ci sarà pure un magistrato che davanti ad accuse e prove del genere voglia ridare un minimo di giustizia anche a uno solo di quei morti che giacciono in fondo al mare o che è stato ammazzato da quelli che per il governo italiano sono stretti collaboratori in Libia? […] Qui siamo difronte a una situazione paragonabile alle stragi o ai rapporti tra Stato e mafia. Una delle pagine più nere, criminali e vergognose della storia della Repubblica” conclude Casarini.

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