venerdì, 14 Maggio 2021

Voto Fuori Sede: la proposta di legge per colmare il vuoto legislativo

In Commissione Affari Istituzionali si affronta per la prima volta la discussione sulla proposta di legge per regolamentare le modalità di voto a distanza

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Il voto Fuori Sede risulta essere uno dei temi più dibattuti degli ultimi tempi. Oggi, in Commissione Affari Istituzionali, si affronta per la prima volta la discussione sulla proposta di legge Brescia, con la quale si intende regolamentare le modalità di voto a distanza, intervenendo sulle consultazioni regionali e amministrative.

L’emergenza epidemiologica ha sottolineato un vuoto legislativo non indifferente presente all’interno del nostro Paese. Fino a questo momento, la mancanza di una disciplina per chi risulti domiciliato fuori dal proprio comune di residenza, ha limitato in modo sostanziale l’esercizio di un diritto costituzionalmente riconosciuto.

Di fatto, tantissimi fuori sede, per lo più lavoratori, studenti e ricercatori, in molte occasioni hanno dovuto scegliere tra studio, lavoro e l’esercizio del diritto al voto. Non da ultimo, l’ anno appena trascorso ha palesato un’ ulteriore limitazione, quella relativa al contrasto epidemiologico, che ha portato migliaia e migliaia di fuori sede a scegliere tra il diritto costituzionale al voto e quello, fondamentale, alla salute. Da aggiungersi a ciò, le difficoltà legate ai costi di spostamento, spesso troppo ingenti per i tanti giovani domiciliati a chilometri di distanza dal proprio comune di residenza.

Il disegno di Legge presentato da Giuseppe Brescia (M5S), anche in vista delle prossime elezioni regionali e amministrative, intende facilitare l’esercizio del diritto di voto a quanti si trovano fuori dal comune di residenza, prevedendo che i cosiddetti fuori sede non debbano più far ritorno nel proprio comune ma possano esercitare il proprio diritto al voto presso il più vicino Ufficio territoriale del Governo (le ex Prefetture).

Non sono di fatto una novità le deroghe previste nell’ambito dell’appuntamento elettorale che riguardano perlopiù determinate categorie di elettori: presidenti e segretari di seggio; gli scrutatori; i rappresentanti di lista; i candidati; gli ufficiali e gli agenti della forza pubblica; i militari; i vigili del fuoco; i naviganti; i degenti in ospedali e case di cura.

L’iter è ancora lungo, ma la speranza è di concludere i lavori entro il prossimo autunno, al fine di garantirne in tempo utile l’applicazione fin dalle elezioni regionali ed amministrative previste per quel periodo.

Che sia un buon auspicio di democraticità, per l’ esercizio effettivo, consapevole e inclusivo di uno dei diritti politici fondamentali del nostro Paese?

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