martedì, 18 Maggio 2021

Covid, vaccino Johnson&Johnson e trombosi: per Jansenn “nesso plausibile”

L'azienda farmaceutica Jansenn fa chiarezza sulla questione del vaccino Johnson & Johnson e sul suo nesso con la trombosi

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La Jansenn fà chiarezza rispetto a tutte le allusioni che, per giorni, hanno fatto scalpore sul web riguardo eventi trombotici, considerati comunemente un effetto collaterale del vaccino, avendo colpito alcuni soggetti immediatamente dopo la sua somministrazione.

In effetti, la Jansenn in accordo con l’Ema (Agenzia europea per i medicinali) ha affrontato l’argomento, reso pubblico anche sul sito Aifa (Agenzia italiana del farmaco), affermando che tra il vaccino Johnsonn & Johnson e i casi di trombosi, seppur rari, c’è un “nesso plausibile”.

“È stata osservata molto raramente, dopo l’immunizzazione con il vaccino Jansenn, una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnate da sanguinamento. Un ruolo casuale è considerato plausibile” è quanto riporta la nota informativa scritta da Jansenn – società farmaceutica di Johnson & Johnson. La stessa, e riportata sul portale dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

Questi casi, aggiunge, “si sono verificati entro le prime tre settimane successive alla vaccinazione e prevalentemente in donne di età inferiore ai 60 anni e in questa fase non sono stati identificati fattori di rischio specifici“. Specifiche problematiche come la trombosi o la trombocitopenia devono essere trattate clinicamente, infatti l’azienda farmaceutica lo chiarisce e, se da una parte “gli operatori sanitari devono prestare attenzione ai segni e ai sintomi“, dall’altra “soggetti vaccinati con il vaccino Jansenn devono essere istruiti a consultare immediatamente un medico se sviluppano sintomi di tromboembolia e/o trombocitopenia, dopo la vaccinazione“.

A chi è raccomandato il vaccino J&J? Dalla scorsa settimana agli over 60.            L’uso del vaccino Jansenn è approvato a partire dai 18 anni di età ma dovrà essere preferenzialmente somministrato a persone di età superiore ai 60 anni, ossia a coloro che, avendo un rischio elevato di malattia grave e letale, necessitano di essere protette in via prioritaria“. Ciò è quanto specificato in una nota firmata dal presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Nicola Magrini, dal direttore generale dell’Aifa e dal direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute.

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