martedì, 18 Maggio 2021

“Guardo al futuro con prudente ottimismo”: noi lavoratori dello spettacolo ci proviamo

Ieri ho trasmesso in radio all’aperto per la prima volta dopo mesi di home studio. È stato un piccolo gesto simbolico per tornare a godere del nostro diritto alla vita, alla libertà. È stato bellissimo, appagante! Perdersi nel sole pur facendo le stesse cose che faccio da mesi chiuso in uno studio con la luce artificiale. Per un attimo, lo ammetto, ho pensato che fosse tornato tutto alla “normalità”

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Si può guardare al futuro con prudente ottimismo e fiducia” – Mario Draghi.
Il 26 aprile è indicato come data di svolta, un giorno che segna l’inizio di un ritorno alla vita normale, per tutti noi lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo, per tutti noi dimenticati dalle istituzioni per mesi, lasciati nell’oblio senza possibilità di replica. Si torna alla “normalità” ha dichiarato il Palazzo, così hanno detto Mario Draghi e il Ministro Franceschini, che solo a luglio scorso si è potuto attivare per suturare il lacerato settore di cui si occupa il suo ministero; dopo mesi di silenzio ha trovato il giusto momento per dire qualcosa di sensato, un qualcosa che possa giustificare il suo ruolo istituzionale.

L’erogazione ad ottobre delle prime misure di sostegno ha tagliato fuori i più. Ma in questi mesi è cresciuta la paura di non farcela, di non riuscire ad andare avanti, a condurre una vita normale. Ecco questa affermazione che torna, ma che cos’è oggi “una vita normale”, quella che facevamo prima o quelle che forse avremo domani? Non siamo più quelli di ieri purtroppo, alcuni non ci sono più, alcuni hanno cambiato persino mestiere, altri cercano di sbarcare il lunario inventandosi qualsiasi cosa pur di sopravvivere.

Nessuno dimentica che siamo stati abbandonati, che all’improvviso, tutto il nostro mondo si è fermato mentre gli altri continuavano la loro corsa. Ci siamo sentiti meno utili, meno importanti, invisibili, in barba all’equità sociale. Siamo rimasti indietro con i nostri sogni, i nostri progetti, la nostra passione ed io mi reputo fortunato perché sono ancora qui e non ho smesso di crederci, anche se non sarà più come prima.

Mi sono abituato all’isolamento, a vivere alcune emozioni in una vita virtuale, persino a viaggiare attraverso il web e subito mi assale un dubbio: avremo veramente voglia di tornare a teatro o al cinema, di goderci i concerti senza che si insinui dentro di noi la paura che tutto possa tornare al principio; avremo le possibilità economiche, noi che abbiamo accumulato debiti in questi mesi, di poter condurre una vita dignitosa? Di fatto qualcosa è sicuramente cambiato, lo leggo nei messaggi degli amici, dei colleghi, negli slogan prudenti dei politici, ma siamo arrivati al capolinea, abbiamo perso un anno e mezzo e vogliamo tornare a vivere, ad abbracciarci e sorridere.

Ieri ho trasmesso in radio all’aperto per la prima volta dopo mesi di home studio. È stato un piccolo gesto simbolico per tornare a godere del nostro diritto alla vita, alla libertà. È stato bellissimo, appagante! Perdersi nel sole pur facendo le stesse cose che faccio da mesi chiuso in uno studio con la luce artificiale. Per un attimo, lo ammetto, ho pensato che fosse tornato tutto alla “normalità” e che forse la vita meritava di essere vissuta in questo modo, lo desideriamo, lo pretendiamo.

Malgrado dubbi ed incertezze guardo fiducioso allo Stato, sperando che anche per noi la bilancia dell’equità sociale ci riconosca utili, necessari, parte attiva della comunità, non villani col dovere di non piangere per non far male al re.

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