venerdì, 14 Maggio 2021

PNRR e pensioni: addio a Quota 100. Solo Ape sociale per “mansioni logoranti”

Pensioni: addio a Quota 100 e Ape sociale per le sole “mansioni logoranti”. L’accenno nella bozza del Recovery Plan di venerdì scorso detta un ritorno alla legge Fornero a partire dal gennaio 2022, decretando uno stop dei pensionamenti anticipati

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PNRR e pensioni: addio a Quota 100. Ape sociale per le sole “mansioni logoranti”.

È nella bozza del Recovery Plan di venerdì scorso che si determina il ritorno alla tanto discussa legge Fornero a partire dal gennaio 2022. Stop dei pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi. Per le pensioni si ritorna ai 67 anni d’età, limite che ricomincia a crescere con l’aspettativa di vita o con gli anni di contributi, 42 e 10 mesi per gli uomini, 41 e 10 mesi per le donne. Solo un accenno all’APE, l’anticipo pensionistico a 63 anni con 30 o 36 di contributi per lavoratori disagiati, ovvero alle “Misure mirate a categorie con mansioni logoranti”.

Il Governo decide di sgomberare i conti pubblici dalla pesante eredità dei pensionamenti anticipati, che decretano comunque un impegno di oltre 3,2 miliardi l’anno, almeno fino al 2035. Un costo aggiuntivo per lo Stato, eredità di: nove precedenti interventi di tutela per l’esodo anticipato dal 2011, Ape, Quota 100, gli anticipi per i precoci (chi ha iniziato a lavorare presto), Opzione Donna che, in nove anni, hanno permesso a 770mila persone di sottrarsi alla Riforma Fornero con un costo complessivo di 30 miliardi.

Sindacati in allarme

Cgil, Cisl e Uil, già sul piede di guerra, sollecitano un tavolo di confronto col ministro Orlando, Lavoro e Politiche sociali. Il problema non sembra essere tanto la fine della sperimentazione triennale voluta dal Conte I, quanto l’inserimento della revisione nella seconda bozza del PNRR che, a differenza del passato, prevede solo l’inserimento di un’Ape sociale per “le mansioni logoranti”. Un provvedimento che i sindacati ritengono insufficiente, dunque da rivedere perché di bassa incidenza. Neanche un accenno, inoltre, per lo scalone di 5 anni che scatta a gennaio: il passaggio dai 62 anni di Quota 100 ai 67 anni standard, senza alcuna gradualità.

Partiti poco “creativi”

Poche parole dal versante partitico. La Lega rilancia l’idea di un’uscita per chi ha 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica. Il Pd guarda alle “quote basse”. Nelle scorse settimane i Dem avevano lanciato la proposta di una Quota 92 – 62 anni di età e almeno 30 di contributi – per i soli lavoratori impegnati in mansioni usuranti. I Cinque Stelle, infine, insistono per l’introduzione dall’inizio del 2022 di un sistema flessibile di uscite pensionistiche.

Oltre il sistema delle quote

Non finisce qui: i sindacati chiedono di archiviare il sistema delle quote, anticipando il superamento della legge Fornero, il meccanismo del contributivo totale: uscita libera dai 62 anni di età, e almeno 20 di contributi, o con 41 di contributi a prescindere dall’età. Implicito nel discorso, un piccolo ricalcolo della parte retributiva, con l’eccezione di malati e fragili. “All’inizio costerebbe un po’, molto meno degli 8 miliardi all’anno di Quota 100 da cui avanzeranno ben 6,5 miliardi visto che solo un terzo della platea stimata l’ha scelta. Quel costo non sarebbe spesa in più, solo anticipo di spesa secondo il principio per cui prendi quanto versi” spiega Roberto Ghiselli, Cgil.

Uscire dal tunnel

Aggiunge Domenico Proietti, Uil: “Nel Def nulla si dice sulle pensioni, ma la scadenza di Quota 100 si avvicina e dobbiamo decidere. Il peso poi della spesa previdenziale sul Pil è sbagliato: non è il 16%, ma il 12% perché dentro ha pure l’assistenza”.

La commissione che avrebbe dovuto decidere quali lavori sono “gravosi” non si è mai riunita in 4 anni. “Un ritardo incomprensibile che pregiudica l’obiettivo di produrre un rapporto entro giugno”, dice Carmelo Barbagallo, Uil.

Nel dibattito, che si infiammerà inevitabilmente nelle prossime settimane, sembra che il Governo non abbia aggiunto nulla di nuovo, se non un ipotetico lavoro in prospettiva, condito da incomprensibili ritardi.

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