martedì, 18 Maggio 2021

Trent’anni di 99 Posse, una nuova energia per ripartire: intervista a Luca Persico

Nel 1991 il primo disco, i 99 Posse festeggiano una rinnovata energia, pronti a ripartire. Ne abbiamo parlato con Luca Persico, leader storico della band.

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Con trent’anni di musica alle spalle, ritorna sulla scene la nota Posse napoletana. Nel 1991 il primo disco, i 99 Posse non festeggiano solo un anniversario ma una rinnovata energia, pronti a ripartire come se fosse un nuovo inizio. Ce lo racconta proprio Luca Persico, leader storico della band

Sono molto contento che i 99 Posse siano tornati, il mio ricordo va subito alla prima intervista che facemmo esattamente agli inizi della  vostra carriera in un posto chiamato Coppola Rossa, erano gli anni  90.  Eravate arrivati al momento giusto, ed oggi  sembra lo stesso.  Essendosi  da poco festeggiati i 700 anni di Dante, facendo uno strano parallelismo,  potremmo mettere a confronto i nostri politici con il girone dell’Inferno, che ne pensi?

Una considerazione che ho fatto è che in realtà,  in questi ultimi trent’anni di mal governo in Italia,  gli ultimi trent’anni in cui si è andato a delineare lo scenario che ci ha portato alla situazione politica odierna, una situazione che quest’ ultimo governo è chiamato a risolvere o a cambiare, ma se ci pensi in tutti questi anni il nostro paese è stato governato da tutti nessuno escluso, da tutti quelli che ora sono nel cosiddetto governo del cambiamento, chi prima, chi poi, chi in coalizioni con l’uno chi con l’altro,  ma tutti si sono passati  quindi non capisco come possano poi essere loro stessi  a cambiare la visione. Quindi è evidente che questa visione non cambia, ed è questo un  modello di sviluppo intoccabile ed il pianeta  è una grande azienda e gli abitanti della terra sono una massa di operai, in più mal pagati. Noi vorremmo godere dei privilegi che si era conquistato il popolo greco, quando avevano iniziato a considerarsi cittadini e non operai o schiavi, non credo che questo sia il governo più adatto a dare al paese tutti quei cambiamenti radicali profondi, reali, che il pianeta prima di tutto e poi la gente ci chiede. Mettere al primo posto  l’uomo i suoi bisogni e l’ambiente in cui deve vivere e poi pensare in un terzo o quarto momento alle aziende, al Pil e alle banche.

Avete festeggiato trenta’anni  di musica, dopo i 99 ci sono stati progetti paralleli, djset, stava partendo un tour che poi è stato bloccato dalla pandemia, ma quando avete deciso esattamente che era arrivato il momento di tornare a comporre insieme?

Durante l’estate scorsa, superata la fase dell’abbattimento per quello che avevamo e stavamo vivendo causa pandemia,  abbiamo deciso di riprendere quel percorso che sicuramente avremmo ripreso dopo un tour che non si è potuto fare. Il live è il nostro habitat naturale e le idee ci sono sempre venute strada facendo,  questa volta però siamo stati quasi costretti ad entrare in studio, ad invertire il metodo,  ma alla fine ha funzionato. Io solitamente prendo ispirazione per le strade tra la gente che incontro, la gene che guardo negli occhi mentre dice le cose, quindi all’inizio per me è stato complicato immaginare di dover scrivere delle cose dopo sei mesi che non incontravo nessuno, invece questo isolamento ha tirato fuori una grinta che neppure io mi aspettavo. Il pezzo che abbiamo composto mi ricorda tantissimo lo spirito che avevo nei primissimi tempi

Come è nata l’idea della  “gang”? La cover disegnata da Davide Toffolo è splendida, ci trovi Mattarella, Draghi, Salvini e Renzi, ma nel brano ci sono un po’ tutti

Per spiegare il pezzo,  per dare una spiegazione tecnica dell’idea della gang bisognerebbe parlare con Mattarella o con Renzi, con Di Maio. Ecco l’ispirazione è arrivata da loro, appena li abbiamo visti abbiamo pensato ecco questa è una gang, che non ha nulla a che fare con quelle “musicali”, che a me piacciono, ma questa è quella vera,  quella che dobbiamo toglierci davanti, ma è invincibile

Ma nel video se non sbaglio ci sono anche i vostri figli?

Si è vero, abbiamo già depositato anche il marchio non si mai, si chiamano i “99 Posteri”

Cosa è cambiato nella scena di oggi?  Ai tempi del vostro esordio c’era più  impegno, oggi forse un po’ meno, c’era forse più ricerca, oggi un po’ più di omologazione, in qualche modo ci si adegua, voi che avete rotto le regole, che idea hai sviluppato, ora che vi siete nuovamente guardati intorno

Un po’ è così un po’ invece no, non ho i dati per confutarti però credo non sia dissimile da come è sempre stato, cioè noi che eravamo parte di quel movimento negli anni 90, abbiamo percepito quel periodo come se fosse un ’77, è stato il nostro 77 o la cosa più vicina che siamo riusciti a costruire e a vivere partecipandoci attivamente. Ma se esci da questo punto di vista del ricordo, gli anni 90 sui libri verranno ricordati come gli anni di Berlusconi, è arrivato ed rimasto vent’anni!! Noi eravamo in espansione, abbiamo condizionato diversi campi come la musica, l’arte, la politica, producevamo cultura, avevamo  un’ identità molto netta, ma eravamo noi ad espanderci,  avevamo una idea ma non è che all’esterno si percepisse questa cosa, se parliamo delle radio non ci hanno poi passato così tanto, il mainstream è sempre stato un altro ed è stato sempre poco predisposto ai cambiamenti, molto ripetitivo, quindi credo che il mainstream di oggi non è tanto diverso da quello di ieri. Quello che però non vedo oggi è un underground così compatto così coeso come lo era quello dei 90, c’è più divisione e non collaborazione, ma questa è una nostra colpa non aver fatto arrivare alle generazioni a seguire il nostro messaggio. La domanda che mi hai fatto è complicata è  difficile dare una risposta precisa. Oggi ci sono cose molto lontane da noi, ma ci sono tanti altri giovani che si impegnano,  che vogliono attivarsi,  penso a tutti quelli dei Fridays for Future, quelli che riempiono i concerti di musica rock o di musica punk ancora oggi, realtà che non vanno per la maggiore ma ci siamo stati anche noi ad un certo punto in bilico tra l’under e l’overground. Noi quando ci siamo trovati in quella situazione abbiamo risolto quella complicazione sciogliendoci, perché arrivati al successo nel 2001 con il doppio disco di platino e il nostro video che era ovunque e tutte le radio ci suonavano noi ci sciogliamo. Perché? Perché  non abbiamo retto, non siamo riusciti a reagire a quella cosa in maniera compatta,  quindi se non ci siamo riusciti noi non vedo perché devo pretenderlo da un ragazzino di oggi, la pressione delle case discografiche, del music business, tutti i soldi che  ti girano intorno, ma noi eravamo un collettivo, ragionavamo in modo diverso,  quella era la nostra forza , oggi non credo che le nuove generazioni ragionino così o abbiano i nostri stessi strumenti, ma credo che sua più una colpa nostra che un colpa loro

L’impegno politico ha sempre fatto parte del vostro essere, siete stati il riferimento  di una certa resistenza voi  alla fine non avevate paura di dirle le cose e questo vi ha fatto diventare un simbolo. Tu hai sempre combattuto soprattutto per la tua indipendenza come uomo piuttosto che come personaggio ed il  fatto che abbia un tatuaggio sulla schiena in cui c’è scritto “cane sciolto”, credo che sia  un messaggio molto chiaro

Più che avere paura di dirle avevamo paura di non dirle, non siamo mai stati  dei tipi impavidi anzi siamo pieni di paure, quello che ci fa più paura è di non riuscire ad essere più quello che siamo. Si è vero ho quel tatuaggio,  sono quello che sono ma non è stato capito bene dai miei sostenitori, io ce l’ho scritto addosso perché  sono sempre stato nei collettivi dai tempi di Democrazia Proletaria. Autonomia Operaia,  dalla Officina 99 ai No Global, alle occupazioni universitarie, di base avevo il collettivo di riferimento ma in ognuno ero la pecora nera, la scheggia impazzita. quello che metteva in discussione l’autorità perché sono un provocatore di natura.

I 99 Posse chi sono oggi esattamente! Credo che vi sia tornata quella voglia, quell’energia, so che state lavorando a tante cose, dalla musica al teatro

Io, Massimo e Marco siamo gli stessi trent’anni dopo, non abbiamo perso l’attitudine. Questo anniversario lo festeggiamo non con un disco ma con continui atti di vitalità, perché siamo arrivati a trent’anni  dopo il primo passo  con una questa nuova energia, con questa voglia di fare, siamo veramente pieni di progetti. In questi 2021/2022 usciranno almeno altre 7 canzoni che forse diventeranno un disco,  vorremmo fare ancheun tour se la Madonna di  Montevergine si volta verso di noi.  Faremo uscire un docu-film con la regia di Maurizio Braucci, io presenterò il 14 giugno al Campania Teatro Festival uno spettacolo teatrale che si chiama “Ridire”. Insomma siamo pieni di idee e attività,  la stiamo vivendo bene e cerchiamo di comunicare questa energia a chi ci segue. Un abbraccio circolare a tutte le lettrici e tutti lettori del Quotidiano Italiano

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