sabato, 18 Settembre 2021

Covid, il Cts fa ripartire la cultura: fino a 500 spettatori al chiuso e mille all’aperto in zona gialla

La cultura prova a riaprire per il 26 aprile. Per le riaperture sono previsti ingressi contingentati e misure per limitare la capienza dei luoghi

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Dal 26 aprile nelle zone gialle potranno riaprire teatri, musei ed eventi all’aperto. “Abbiamo bisogno tutti di un’estate con piazze e strade pieni di spettacolo, musica, danza e prosa”. Lo afferma il ministro della Cultura, Dario Franceschini. Non mancano però le critiche.

La cultura prova a riaprire per il 26 aprile. Per le riaperture sono previsti ingressi contingentati e misure per limitare la capienza dei luoghi, discusse con il Comitato tecnico scientifico, misure restrittive che si spera di poter allentare in estate nei luoghi all’aperto

Il ministro della Cultura Dario Franceschini rassicura sui ristori: “Non finiscono con le riaperture che limitano la capienza, quindi è chiaro che dovremo continuare”.

Si passa dal 25% al 50% dei posti occupabili in sala, con un innalzamento a un massimo di 500 spettatori nelle sale al chiuso e di 1.000 spettatori in quelle all’aperto. Nel caso in cui le condizioni epidemiologiche migliorino, si parla della possibilità di superare queste nuove imposizioni, andando oltre al 50%.

Alle Regioni viene consentita la possibilità di autorizzare spettacoli ed eventi con un numero superiore di spettatori, purché vengano adottate le misure di sicurezza come l’obbligo del distanziamento e indossare la mascherina.

Per il cinema è il presidente degli esercenti (Anec) Mario Lorini a parlare di un primo passo, un segnale per il settore. Anche se, sottolinea, “in questi termini non si può parlare di ripartenza. Per far ripartire il mercato ci vuole altro”.

Il presidente di Assomusica, Vincenzo Spera, afferma di essere fiducioso per questo primo passo verso una ripartenza che vedrà un progressivo ampliamento verso forme più idonee ai luoghi in cui si terranno gli spettacoli, anche se sottolinea la necessità di un percorso progressivo che porti presto a lavorare in sicurezza ma anche con maggiore sostenibilità economica.

Non mancano però le lamentele, sui criteri ancor poco chiari, impiegati per definire la capienza per ogni singola location, la questione della somministrazione di cibi e bevande ancora irrisolta e gli orari del coprifuoco alle 22 che condizionano le varie aperture.

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