martedì, 19 Ottobre 2021

Lecce, mafia e gioco d’azzardo: 3 arresti

Smantellata un’organizzazione del mercato del gaming e del gioco d’azzardo, legale ed illegale, nelle province di Lecce e Taranto. La GdF ha arrestato tre fratelli a capo di un'organizzazione che gestiva un commercio nel settore delle slot machines, dei videopoker e nella raccolta di scommesse per eventi sportivi, riunite su piattaforme informatiche di bookmaker stranieri.

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La Guardia di Finanza Lecce ha smantellato un’organizzazione del mercato del gaming e del gioco d’azzardo

Il gioco d’azzardo rappresenta il 13% del fatturato criminale. È la stima elaborata da Eurispes, secondo la quale un ruolo importante in questo settore è quello delle associazioni mafiose – una partecipazione pari all’80% – nell’unione tra usura-gioco d’azzardo. Il fenomeno sembra essere particolarmente concentrato nel Centro-Sud.

È in questo quadro che si inserisce l’indagine definita “Doppio Gioco”, coordinata da Procura della Repubblica, Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e guidata dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Lecce, che ha smantellato un’organizzazione del mercato del gaming e del gioco d’azzardo, legale ed illegale, nelle province di Lecce e Taranto. Un’organizzazione che gestiva un commercio nel settore delle slot machines, dei videopoker e nella raccolta di scommesse per eventi sportivi, riunite su piattaforme informatiche di bookmaker stranieri. L’azione dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lecce hanno condotto all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di tre fratelli, residenti nella provincia salentina, considerati responsabili di molteplici reati di natura associativa.

Le Fiamme Gialle salentine hanno verificato che i tre fratelli, alla guida di un’organizzazione criminale assai sviluppata in Salento, avevano costituito una rete economica illegale su scommesse e gioco d’azzardo, noleggiando e distribuendo in molti locali macchine elettroniche di intrattenimento, alterate nel software delle schede di gioco ed altri apparecchi chiamati “totem” riproducenti il gioco illegale del videopoker. Si poteva, cioè, accedere a giochi e scommesse a distanza offerti da soggetti privi della necessaria concessione dei Monopoli di Stato, evadendo le tasse e tutte le giuste regole di mercato.

L’indagine ha dimostrato l’illegalità di questo commercio all’interno di un’economia legale delle scommesse, realizzato anche attraverso società con prestanome. I tre fratelli e i loro soci gestivano il gioco d’azzardo con slot machine truccate per bloccare i flussi telematici di comunicazione ai Monopoli di Stato, sottraendo così molti guadagni all’imposizione dovuta allo Stato sull’ammontare delle giocate realizzate dai singoli dispositivi elettronici.

I provvedimenti di cattura sono stati eseguiti nel Comune di Nardò e i presunti reati vanno dall’associazione a delinquere alla frode informatica, all’esercizio del gioco d’azzardo e di quello abusivo delle scommesse al trasferimento fraudolento. Nel corso delle indagini i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Lecce hanno confiscato numerosi macchinari elettronici.

Nonostante la crisi economica il settore del gaming italiano a differenza di altri settori è in crescita e, attraverso le diverse modalità di gioco sia online che “live”, questo mercato fattura parecchio sia legalmente che illegalmente.

In Italia si stima, inoltre, che circa 800mila persone siano dipendenti da gioco d’azzardo e due milioni di giocatori a rischio; si spendono circa 1.450 euro a testa con un fatturato legale di quasi 80 miliardi di euro e illegale di 10 miliardi. Stime per il gioco d’azzardo che sono in continua crescita.

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