venerdì, 17 Settembre 2021

Roma, non c’è pace per Pamela Mastropietro: sfregiata l’opera in sua memoria

Non è bastato infangare la sua memoria, togliendo la foto e i peluche dal “giardino degli orrori” in via Spalato, anche l’opera realizzata in sua memoria è stata ferocemente danneggiata.

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L’appello del padre: “Lasciate in pace mia figlia”

“Basta. Lasciate in pace mia figlia Pamela. Potete pensarla come volete sul perché e sul per come sia morta, potete offendere, infangare, colpevolizzare e giudicare noi genitori, ma lasciate stare lei. Che fastidio vi dà, ormai? Avete, ancora una volta, profanato la sua memoria, danneggiando l’opera che, per lei, era stata apposta a piazza Re di Roma, nella sua città”. Inizia così lo sfogo di Stefano Mastropietro, il papà di Pamela, in una lunga lettera scritta sulla pagina Facebook dedicata alla ragazza brutalmente uccisa, fatta a pezzi e inserita in due trolley da Innocent Oseghale il 29 gennaio 2018.

Non era bastato infangare la sua memoria, togliendo la sua foto e i peluche dal “giardino degli orrori” in via Spalato, nei pressi dell’appartamento dove avvenne la mattanza. Anche l’opera realizzata in sua memoria dall’artista Andrea Gandini in piazza Re di Roma, nella sua città natale, è stata ferocemente danneggiata.

Il padre di Pamela, nella sua lettera struggente, si interroga sul perché di tanta cattiveria e accanimento. Come alcuni esseri umani possano puntare il dito e infierire su una ragazza di soli diciott’anni con un grave problema psichiatrico che l’ha portata alla dipendenza dalla droga, definendola “tossica”, “poco di buono”, fino a colpevolizzarla per la sua stessa tragica fine. Ma ciò che è chiaro è che due sentenze hanno accertato la crudeltà di colui, o coloro, che accanendosi sul suo corpo hanno messo fine alla sua breve vita, dichiarandoli gli unici artefici di questo orrore.

Ed è a questo punto, che trova le parole per descrivere ciò che hanno fatto a sua figlia, al suo corpo vilipeso, senza più una goccia di sangue, tagliato in più di venticinque pezzi e riposto in due trolley e al suo cuoricino trovato in un sacchetto; per raccontare l’impossibilità di darle un ultimo abbraccio terreno, per paura che, il suo corpo faticosamente ricomposto, nemmeno per intero, si sgretolasse.

Avrà sentito dolore? Come saranno stati i suoi ultimi momenti? Si sarà resa conto della fine che stava per fare? Queste le domande di una famiglia distrutta per sempre, a cui è stato rovinato anche il ricordo dell’opera in sua memoria.

Si rivolge ai “figli dell’ignoranza”, convinti che tragedie come queste siano responsabilità delle vittime e non dei carnefici. A tutti coloro che per grettitudine insistono nel pensare che Pamela abbia realmente meritato la fine che ha fatto, dice “Fate semplicemente schifo. Questa è la verità”.

“Ora sono io a dire basta”, conclude così la sua lettera Stefano Mastropietro, “Denuncerò il fatto, e non sia mai dovesse essere preso l’autore o gli autori di questo ultimo, indegno gesto, vorrò incrociarne lo sguardo. Per guardare dal vivo l’ignoranza che, quando offende la memoria di un morto, rende colui che ne viene guidato, il più meschino tra gli uomini”.

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