domenica, 26 Settembre 2021

Il PD: da Letta a Letta

Le amministrative incombono e il PD non ha ancora scelto il candidato sindaco alla Capitale. Ma "faremo le primarie", precisa Letta. E subito affiorano alcuni interrogativi.

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La direzione del Partito nell’anno delle elezioni nella Capitale

Determinato, determinatissimo. E chissà se le due parole, guarda caso con la D, pronunciate in tv a “Otto e mezzo” da Enrico Letta, dopo la nomina a segretario del PD, saranno quelle del Partito Democratico.

Per ora sappiamo che il più determinato nel centrosinistra di Governo – colui che viene accreditato come il regista dell’esecutivo Draghi – è acquattato in un nuovo partito. Il neo-segretario del PD lo ha incontrato “per non regalare l’Italia a Salvini e Meloni”, ha detto.

Nel frattempo le amministrative incombono e il PD non ha ancora scelto il candidato sindaco alla Capitale. Ma “faremo le primarie”, precisa Letta. E subito affiorano alcuni interrogativi. “Primarie” di coalizione, o di partito? E – soprattutto – giovano ancora al PD e al suo elettorato? Non sarebbe il caso – quanto meno per Roma – di fare un patto di ampio respiro e scegliere un solo nome di centrosinistra per sfidare l’uscente Raggi e la destra? E Milano, e Torino?

Non pretendiamo di ottenere risposte a ogni domanda, ma la partita capitolina si potrebbe già risolvere sul nome di Carlo Calenda. Perché no?

Ecco: un Segretario “determinato”, “determinatissimo” fa bene a lanciare proposte come l’Erasmus pagato dall’Europa per i sedicenni e il voto a questi ultimi, e fa bene a voler arrivare al 2023 col PD protagonista nel governo Draghi; e però vorremmo ricordargli che se Renzi ha gestito per circa mille giorni la cosa pubblica, significa che all’epoca Letta non era “determinato” e che ora ha l’occasione per dimostrare di essere, davvero, “determinatissimo”. Perché tornare a governare Roma e Torino e confermarsi a Milano servirà a imporre la guida del partito non già da uomo del PD ma da collante del nuovo centrosinistra – o della grillo-sinistra, fate voi.

E poi, c’è l’annoso problema di una parte politica, quella dell’ex Margherita. Da quanto tempo non riesce a portare al voto gli sfiduciati? Chiaramente non ci si può aspettare tutto dall’ex Presidente del Consiglio dei Ministri; ma se ha intrapreso il suo nuovo incarico partendo dal circolo del Partito Democratico di Testaccio a Roma, dovrà pure pensare alla cosiddetta “base”, dovrà pure cercare di recuperare chi, seppure a sinistra, non vuole proprio sentir parlare di PD.

Enrico Letta – per sua stessa ammissione – non vuole “vivacchiare”. E allora, sarà bene spiegare agli italiani come iniziare la rincorsa: non basta candidarsi come anti, per vincere le elezioni. “Evitare che i nostri ragazzi se ne vadano”: Letta si ripeta queste sue parole e batta su di esse per battere la destra, ci risparmi la storiella che se perde il Partito Democratico vincono Fratelli d’Italia e Lega. Abbandonare slogan abusati sarebbe comunque un passo avanti. Gioverà anzitutto alla Politica. Quella Politica che imporrebbe, al più presto, la riforma della Giustizia, invocata dal Presidente della Repubblica Italiana.

È più che mai necessario praticare la strada della determinatezza, senza ridursi a predicarla.

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