domenica, 26 Settembre 2021

Scuola, dall’enciclopedia al cellulare: tecnologia e distanziamento cambiano la didattica

Da circa un anno la Didattica a Distanza ha cambiato la vita di genitori, insegnanti e studenti. Ne risentono l’ambito psico-fisico, le relazioni umane e il vero e proprio metodo di studio.

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La DAD e i nuovi metodi di studio costringono oggi i ragazzi alla sudditanza dall’elettronica

“Anche se vuoi staccare i ragazzi dal telefono, come ho provato a fare, non puoi perché i docenti vogliono la fotografia del compito in classe sul gruppo, mandano le schede di approfondimento sulle chat di gruppo, quindi, è diventato uno strumento didattico”. Federica, 30 anni, è una mamma di tre bambini e vive in prima persona i cambiamenti dell’istruzione introdotti dalla didattica a distanza.

Da circa un anno la DAD (Didattica A Distanza) ha cambiato molto la vita quotidiana di genitori, insegnanti e studenti a causa dell’emergenza COVID. Ne risentono: l’ambito psico-fisico, le relazioni umane e il vero e proprio metodo di studio.

Quante famiglie osservano gli effetti sulla concentrazione dei propri ragazzi a causa dell’utilizzo, costante, di un tablet per studiare? In quanti vedono i propri figli abbattersi per le lezioni da remoto e la mancanza dei coetanei? E quanti genitori si lamentano per la qualità della didattica, perché i loro bambini hanno totalmente cambiato l’approccio di ricerca: non più sui libri, ma scopiazzando dalla Rete, il più potente alleato nelle verifiche a distanza?

La situazione è molto cambiata sia dal punto di vista delle relazioni tra i ragazzi, sia da quello didattico perché si vive costantemente con il cellulare durante le ore di lezione, si passano le informazioni, i risultati e i compiti. È tutto fuori controllo.

“Ai miei tempi non era così”, è la frase che ci siamo sentiti dire, almeno una volta nella vita dai nostri genitori o dai nostri nonni. Ma quanto vale oggi il confronto col passato? Eppure, parliamo solo della normalità di un anno fa.

“Io ho tre bimbe”, dice Federica, “ma solo due usano la didattica a distanza. La prima frequenta la scuola dell’infanzia. Stanno cercando di portare i più piccoli verso la tecnologia e la nuova realtà, ma con scarsissimo successo perché trattenere i bambini di 5/6 anni davanti allo schermo è un’impresa, dura massimo due ore. La grande, invece, frequenta la prima media ed ha lezione dalle 8:10 fino alle 14.00, con intervalli orari di dieci minuti, per tutte le materie”.

Dal racconto di tanti genitori, sembra che i ragazzi abbiano perso interesse nel voler apprendere, nel ricercare un vocabolo sul dizionario, nell’aprire un libro e interessarsi all’argomento, nell’ascoltare la lezione dell’insegnante, magari disconnettendo la videocamera del pc. Distratti da altro. Si sono dovuti adeguare tutti al momento storico in cui viviamo, tra questi anche le maestre e i professori che hanno dovuto imparare a gestire tutti i loro alunni davanti ad un pc.

Il COVID-19 ha cambiato molto il rapporto con la scuola e con gli insegnanti: gli studenti hanno tutti i numeri di telefono dei docenti, pure presenti nelle chat di gruppo. I rapporti diventano più confidenziali con il rischio di indebolire il ruolo del docente.

I ragazzi stanno crescendo col tablet davanti agli occhi sin dalla mattina per le lezioni, il pomeriggio per i compiti a casa e, a sera, magari anche qualche ora di videogiochi ci sta.

La DAD è un’alternativa alla salvaguardia della salute di tutti in un momento così delicato, ma questi cambiamenti non possono essere gestiti correttamente dall’oggi al domani, senza ripercussioni o rischi per la qualità della didattica.

Dall’enciclopedia ad Internet, il passo è stato breve. Troppo.

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