Roberto Cosciacorta e altre storie: ma sempre di guerra si parla

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In seguito all’ultima trasmissione abbiamo parlato di politica estera dell’Italia. Il nostro giudizio ha scandalizzato qualcuno. Ribadiamo che la politica estera non la fanno i nostri militari ma i nostri politici. Vogliamo essere ancora più riduttivi. Vorremmo accennare solo agli interessi economici dell’Italia nel perseguire l’attuale politica estera.

Con due premesse importanti. Ci sono due modalità per condizionare ovvero invadere un paese.

1. La prima modalità è quella militare.

Il protocollo è sempre lo stesso. Il regime del paese con il quale fino a poco prima abbiamo intrattenuto rapporti di collaborazione diventa un regime sanguinario e poco democratico. Tutta l’informazione si concentra su fatti sanguinosi e su popolazioni che cercano aiuto per ribellarsi.

Possiamo assistere in questa fase ad affermazioni di un giornalista della TV nazionale di navi italiani che si muovono al largo delle coste afghane. Poi ci inventiamo un intervento militare ma solo per salvare la popolazione, magari preceduta dalla NO FLY ZONE. In modo che si possa bombardare il territorio in tranquillità. Dopo una serie di bombardamenti umanitari qualcuno arriva a comprendere che a bombardare i territori magari dalle basi di Las Vegas non si risolve il problema. Ma l’importante aver generato nella pubblica opinione l’esigenza di intervento militare. Poi i militari possono essere inviati magari per corridoi umanitari e rimanere lì per decenni come nei casi correnti ma l’importante è che non se ne parli.

Perchè?

Perché le vittime delle guerre attuali sono i civili. Dall’80 al 90 per cento delle vittime sono vittime civili. Donne e Bambini. Questa percentuale tenderà sempre ad aumentare. Le categorie più protette sono le categorie militari. Oltre a quelle dei politici. La guerra sarà sempre di più un problema di morti di fame.

2. La seconda modalità di intervento è quella finanziaria. Come per lo strozzino si prestano soldi ( di solito con il Fondo Monetario Internazionale) per condizionare il futuro politico ed economico del paese. Due modalità per raggiungere lo stesso risultato. Conquistare un paese.

Noi vorremmo oggi dare qualche modesta notizia solo per conoscere gli interessi italiani in questi coinvolgimenti militari. Quali sono gli effettivi interessi italiani?  Se dovessi trovare un termine per definire la politica estera dell’Italia il termine più appropriato è : cialtrona .

Perché cialtroni sono i nostri rappresentanti politici. Pensate alla qualità culturale dei nostri rappresentanti. Ponetevi la domanda per quale ragione hanno raggiunto i posti apicali di ministro. Se il livello di informazione giornalistica è scadente ancora più scadente è la preparazione della nostra classe politica. Sono così cialtroni che esprimono giudizi e prendono provvedimenti su nazioni che non saprebbero neppure indicare nella carta geografica.

Forse dipende dalla carenza di forza militare? Posso assicurare che è solo inconsistenza culturale e ridotta visione politica. Ti riassumo brevemente, come esempio di quella che era lo spessore politico della nostra classe dirigente , un episodio non molto conosciuto che riguarda la Puglia.

Episodio secretato per decenni. C’è stato un tempo nel quale i nostri politici si muovevano negli affari internazionali con riservatezza per non compromettere i risultati. Non riesco a pensare ad un Andreotti che spara a casaccio un intervento di 5 mila soldati in Libia per poi dire che aveva scherzato. Siamo nei giorni drammatici della crisi di Cuba 1962. Quando le navi statunitensi si interposero alle navi russe che trasportavano i materiali per l’installazione di missili a Cuba, ci fu un vero drammatico rischio di guerra mondiale.

Gli americani non avrebbero permesso l’installazione di missili russi nel giardino di casa loro. Nei giardini degli altri va benissimo, ma sotto la loro casa no! Ci fu una trattativa fra Kennedy e Kruscev che si risolse con la rinuncia russa a installare le basi missilistiche e come contropartita diplomatica ( per la pubblica opinione di ciascun paese) il ridimensionamento della basi americane in Turchia e la rinuncia definitiva ad invadere Cuba. In questa trattativa si inserì l’Italia. Noi avevamo le basi missilistiche americane in Puglia ( Gioia del Colle) ed in Sicilia (missili Jupiter ).

2. Per il livello di allerta in una ipotesi di guerra sarebbero stati il primo bersaglio della reazione o attacco russo. Ci sono studi anche sulla quantità di morti in Puglia . Sull’ordine di milioni di pugliesi e siciliani sarebbero morti nei primi 20 minuti di guerra.  I personaggi politici dell’epoca erano: Togliatti, Fanfani e Andreotti. Questi signori in totale riservatezza ebbero l’intuito di inserirsi nella trattativa trattando con la Russia e l’America ed ottennero il ridimensionamento netto del ruolo strategico della basi americane in Puglia e Sicilia.

Non per essere nostalgico ma pensare che a proposito della politica energetica al posto del nulla di adesso abbiamo avuto Enrico Mattei mi deprime parecchio e l’Italia di Mattei non era certo militarmente ed economicamente migliore di quella di oggi. Pensate al ruolo di De Gasperi che da rappresentante di un paese sconfitto ed ex nemico riesce ad ottenere aiuto dagli stessi ex nemici. Racconto un altro episodio emblematico più recente e che mi serve ad introdurre il tema: Quanto costa agli interessi dell’Italia questa inconsistente politica estera?

Quando ci fu la crisi della Siria, mi trovavo a Damasco . Erano ancora le prime reazioni internazionali ostili alla Siria. Poi abbiamo avuto modo di conoscere la reale consistenza e composizione della “rivolta” . Si trattava allora, della sospensione dei rapporti diplomatici con il ritiro delle ambasciate .

Ci fu il ritiro dell’Ambasciata americana ed anche l’Italia decise di imitarla (Ministro degli esteri un certo Frattini) . Così a cavolo. Posso assicurare che l’allora Ministro degli Esteri (promosso da Berlusconi da istruttore di sci a ministro degli esteri) non ha fatto precedere la sua decisione neppure da una semplice telefonata all’ambasciatore italiano a Damasco. Almeno per conoscere il ruolo economico dell’Italia con la Siria. Conoscere che interessi e rapporti poteva alterare una decisione così improvvisa e strategicamente velleitaria.

Per gli altri paesi il ritiro delle ambasciate aveva solo una valenza simbolica e diplomatica ma per l’Italia aveva una importante economica. Abbiamo aderito ad un comportamento che non ha portato danni economici agli altri paesi ma solo a noi. Dimenticando le visite reciproche di Assad nel nostro paese e quella di Napolitano in Siria. Non stiamo parlando di decenni fa ma di qualche anno fa.

Basterebbe rivedere l’intervento di Napolitano in Siria per avere l’idea della qualità della nostra politica estera. Anche noi abbiamo acquisito la memoria del pesciolino rosso.

 

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