Università: cresce la propensione dei giovani a lavorare all’estero

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Il rapporto Almalaurea 2017 racconta. Cresce la cultura linguistica e la propensione a lavorare all'estero di chi si laurea in Italia.

Una crescita esponenziale quella che vede protagonisti i giovani, che terminati gli studi universitari in Italia dimostrano grande propensione a lavorare all’estero.

E’ quanto emerge dal rapporto di Almalaurea 2017. E’ interessante notare come solo nel 2006 la quota dei giovani accademici pronta a partire rappresentava un magro 38% del complesso dei laureati, contro un buon 49% di oggi. In generale esiste una buona propensione ai trasferimenti anche intercontinentali, persino annessi al cambio di residenza nel rispetto di una visione ottimistica di impiego professionale.

Solo il 3 per cento dei laureati analizzati è indisponibile a qualsiasi tipo di trasferta.

La laurea conviene. Con la crescita del livello del titolo di studio posseduto, diminuisce il rischio di restare intrappolati nell’area della disoccupazione. I laureati godono di vantaggi occupazionali significativi rispetto ai diplomati di scuola secondaria superiore: nel 2016 il tasso di occupazione della fascia d’età 20-64 anni è il 78 per cento tra i laureati contro il 65 per cento di chi è in possesso di un diploma. Nel 2012 un laureato guadagnava il 42 per cento in più rispetto ad un diplomato: in Germania il premio salariale sul diploma è del 58 per cento, in Gran Bretagna del 48 per cento, ma siamo un punto sopra la Francia.

Non è una novità, d’altronde, che trascorrere un periodo di studio all’estero o svolgere un tirocinio curriculare, a parità di condizioni, non comporta solo ritardi nella conclusione del percorso universitario, ma “influenza positivamente la probabilità di ottenere elevate votazioni alla laure. C’è poi un altro aspetto. L’ età di laurea è diminuita in misura apprezzabile rispetto alla situazione pre-riforma e continua a diminuire nelle ultime stagioni. E ancora, se nel 2006 concludeva gli studi in corso il 34 per cento dei laureati, nel 2016 la percentuale ha raggiunto il 49 per cento

E se è vero che ad un anno dal titolo di studio risulta occupato (a qualsiasi titolo) il 68 per cento dei laureati triennali e il 71 per cento dei magistrali biennali. Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un miglioramento, seppur lieve.

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