sinodo

Chi legge i risultati del Sinodo sulla Famiglia esclusivamente contando i si, i no e i ni, secondo noi commette un errore di valutazione ed uno di prospettiva. I lavori si sono appena conclusi e sta per iniziare l’Anno Santo Straordinario dedicato alla Misericordia. Insomma la macchina di autoriflessione messa in moto da Francesco, Pontefice gesuita venuto dalla fine del mondo, ha appena cominciato a muoversi e per almeno dodici mesi non farà altro, a livello mediatico globale.

Apparentemente l’unico risultato di questo Sinodo è quello che i divorziati risposati potranno accostarsi caso per caso all’Eucaristia. E si potrebbe pensare che alla fine la Montagna del Dogma ha partorito un topolino per accontentare da un lato le gerarchie paludate gelose dei loro privilegi e dall’altro il popolo minuto di Dio che si raduna attorno alla commemorazione attualizzata di un cruento sacrificio umano elevato al rango di strumento di salvezza universale.  Potrebbe sembrare poco, specie di fronte alle aspettative che lo stesso sinodo sembrava aver innestato. Forse è poco, pochissimo: ma prima non era possibile, almeno ufficialmente anche se nella pratica accadeva che alla confessione e all’Eucaristia ci si accosti indipendentemente dalla propria condizione: basta che nessuno della comunità, a volte neppure il sacerdote, conosca la vera situazione del devoto o della devota. Idem per l’omosessualità. Oggi, se non altro, la comunità ecclesiale, di cui fanno parte anche i laici, è chiamata all’accoglienza e alla “valutazione caso per caso”. Non è la Rivoluzione d’Ottobre, ma è già qualcosa.

La condanna della pedofilia e la chiusura totale a qualsiasi giustificazione e silenzio, è forse il vero risultato di questo Sinodo: la Chiesa Cattolica ha molto da farsi perdonare in tal senso. Soprattutto il pervicace negazionismo, a tutti i livelli, fino a quando non sono iniziati prima i tocchetti timidi di San Giovanni Paolo II, poi le sberle di Benedetto XVI e poi la spallata definitiva di Francesco. Peccato che il tema c’entri solo di striscio con la Famiglia, ma comunque è bene che se ne sia parlato e si sia assunta una decisione definitiva e irreversibile.

Francesco ha scelto la Misericordia come “arma impropria” per scuotere le certezze assolute del cattolicesimo, e finchè avrà vita e discernimento non mollerà. E’ comprensibile che si cerchi con tutti mezzi di demolirlo e di demolire, anche grazie a quella parte strisciante di cattolici che si dicono tradizionalisti, l’autorevolezza del suo Magistero.

A un certo punto del suo discorso conclusivo, Francesco dice: “Sicuramente non significa aver trovato soluzioni esaurienti a tutte le difficoltà e ai dubbi che sfidano e minacciano la famiglia, ma aver messo tali difficoltà e dubbi sotto la luce della Fede, averli esaminati attentamente, averli affrontati senza paura e senza nascondere la testa sotto la sabbia.” 

E più avanti: “Significa aver testimoniato a tutti che il Vangelo rimane per la Chiesa la fonte viva di eterna novità, contro chi vuole “indottrinarlo” in pietre morte da scagliare contro gli altri.”

Per cui, ci si può aspettare ancora altro, non solo per la Famiglia, l’omosessualità, la condizione esistenziale dei credenti; ma anche per il sacerdozio femminile, il celibato dei sacerdoti, i rapporti fra fedi e religioni. La sfida per chi sente la Fede come prioritario faro di vita è quella di non lasciarsi accecare fino al punto di non  vedere o sentire altro, perchè “Anche Papa Benedetto XVI disse: «La misericordia è in realtà il nucleo centrale del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio […] Tutto ciò che la Chiesa dice e compie, manifesta la misericordia che Dio nutre per l’uomo. Quando la Chiesa deve richiamare una verità misconosciuta, o un bene tradito, lo fa sempre spinta dall’amore misericordioso, perché gli uomini abbiano vita e l’abbiano in abbondanza (cfr Gv 10,10)»

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