Una decisione, quella dell’azienda, che ha provocato, da subito, molta attenzione da parte dei media. Come mai il “terzo polo” televisivo italiano ritira la sua domanda di partecipazione, in una competizione che mira, o dovrebbe mirare, alla riorganizzazione degli scenari televisivi? Due le motivazioni, esplicitate dall’azienda nel comunicato: tempi troppo lunghi e inadeguatezza del bando.

I tempi lunghi della gara,“ancora oggi indeterminati”, risultano essere “del tutto incompatibili con l’esigenza di pianificare con certezza gli investimenti che sarebbero necessari”, nel caso di una possibile assegnazione. In più, continua l’azienda, il bando contiene dei punti ‘discutibili’, circa le regole della gara, che andrebbero a favorire gli “operatori già attivi sul mercato”.

Sky ricorda che proprio su questo secondo punto, molti partecipanti alla gara, tra cui la stessa azienda, hanno presentato diversi ricorsi all’autorità competente. Gli stessi “potrebbero moltiplicarsi una volta annunciate le assegnazioni” delle frequenze. Dura la condanna di Sky nei confronti dei metodi usati nel Beauty Contest, in un mercato televisivo che ormai è in continua evoluzione. Dunque, tempi lunghi e regole discutibili hanno portato l’azienda verso questa decisione.

Il Beauty Contest, così com’è stato pensato dal precedente governo, non risponde alle “reali esigenze di sviluppo e di apertura alla concorrenza di questo mercato”, e inoltre potrebbe rappresentare un “elemento negativo per lo stesso”. Una scelta sofferta e onerosa, spiega l’Amministratore Delegato di Sky Italia, Andrea Zappia, con l’augurio “che questa nostra decisione, possa dare un serio contributo ad avviare un dibattito aperto e costruttivo” sulla televisione italiana.

Esistono, continua Zappia, già delle forme alternative e nuove rispetto al digitale terrestre, DTT. Strumenti e tecnologie diverse che in altri Paesi sono in uso, basti pensare al DSL e fibra che potrebbe essere accostato ad un’estensione del servizio telefonico. Il mercato televisivo potrebbe rappresentare, nei prossimi mesi, “un volano dell’economia digitale”, per lo sviluppo e per l’occupazione, e il Beauty Contest “avrebbe potuto rappresentare un’importante occasione”, ma, conclude Zappia, “credo che questa occasione sia stata mancata”, a causa dei criteri adottati.

Con la revoca della propria partecipazione, Sky potrebbe innescare nuove decisioni. L’impressione è che questo Beauty Contest, così come com’è, non risponda alle nuove esigenze del mercato televisivo. Appare, dunque, inadeguato rispetto all’apertura verso nuovi operatori. La parola ora spetta al nuovo ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture, Corrado Passera. Dopo l’uscita di Sky, e il ricorso di molti operatori, tra cui anche la Rai, c’è il rischio di incorrere in una revisione del Beauty Contest?

Angela G.Rubino

 

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