Il romanziere ha raccontato l’intero episodio su Twitter, scambiando messaggi e opinioni con oltre 113mila internauti che gli davano ragione. Una vera e propria battaglia la sua per combattere la politica contro gli pseudonimi applicata da Mark Zuckerberg, l’ideatore del gettonato website.

«Non credevano che io fossi io – ha spiegato Rushdie – e se F. Scott Fitzgerald fosse stato su Facebook l’avrebbero forse costretto ad essere Francis Fitzgerald?».

A quel punto, lo scrittore decide di inviare direttamente una copia del suo passaporto allo staff del social network, in modo che si evinca la sua vera identità. Caso chiuso? Neanche per sogno. Il sito riabilita il profilo, ma costringe Rushdie ad utilizzare sempre Ahmed come nome.

L’autore è su tutte le furie e si sfoga a suon di cinguettii su Twitter. Dopo decine di messaggi, infine, Facebook accoglie una volta per tutte la richiesta di Rushdie e gli permette di usare Salman come nome, quello con cui alla fine è maggiormente conosciuto. I dirigenti del social network si sono poi scusati per l’inconveniente.

Ennesima figuraccia per Zuckerberg e la sua “creatura’’ che vanta 750 milioni di iscritti. Non sono affatto rari i casi in cui gli utenti non hanno potuto modificare il proprio account, dalle foto, al nickname, dai post al rispettivo luogo di nascita o di residenza.

 

Miki Marchionna

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here