Marijuana: attenti a non abusarne!!!

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La sempre più diffusa legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo, in diversi stati degli USA ha aperto numerosi dibattiti, riguardo la pericolosità di questa “droga leggera”. In particolar modo, gli effetti dell’uso cronico della cannabis, sono uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi anni, riguardo cui sono stati prodotti numerosissimi studi, spesso con esiti contrastanti: sono descritti al tempo stesso effetti benefici, tant’è che in alcuni casi vi è indicazione all’uso terapeutico, ed effetti negativi per la salute.

Gli effetti benefici della marijuana, sono riconducibili a numerosissimi principi attivi con effetti sul sistema nervoso, tra cui, i più importanti sono il THC (tetraidrocannabinolo) e il CBD (cannabidiolo). Tralasciando i meccanismi farmacologici, che esulano dallo scopo di questo articolo, possiamo ricordare che i più comuni effetti terapeutici della marijuana sono: aumento del senso di appetito, riduzione del dolore, riduzione della infiammazione, broncodilatazione, riduzione della pressione sanguigna e della pressione oculare, riduzione del senso di stress, ansia, e depressione. Un recente studio ha anche dimostrato che il THC ha effetti sul sistema immunitario, tali da potenziarlo e indurre la regressione delle cellule tumorali. Gli effetti positivi farmacologici della marijuana, spiegano perché questa pianta venga adoperata per il trattamento dell’anoressia, della depressione e delle sindromi ansiose, dell’insonnia, della sclerosi multipla, del glaucoma, delle neuropatie croniche e degenerative, e altre sindromi dolorose croniche.

Gli effetti negativi dell’uso della cannabis possono essere sia acuti, che cronici. Gli effetti acuti sono: alterazione della percezione visuo-spazio-temporale, motivo per cui, generalmente, viene assunta, tachicardia, midriasi (dilatazione della pupilla) e chemosi congiuntivale (occhi rossi). Gli effetti cronici, sono conseguenti ad un abuso della sostanza sul lungo periodo; questi effetti dipendono sia dalla sostanza in sé, con ripercussioni sul sistema nervoso, in particolar modo sulla psiche, che dal tipo di assunzione: basti pensare al rischio di malattie dell’apparato respiratorio (dalla bronchite ai tumori) conseguenti alla combustione della sostanza (tramite il classico spinello).

Uno studio recentemente pubblicato su Human Brain Mapping,  condotto dai ricercatori del Centre for Brain Health di Dallas (Texas), suggerisce che l’uso cronico continuativo di marijuana causi alterazioni ai circuiti cerebrali, avvalorando l’ipotesi, diffusa da anni tra gli esperti del settore, che l’uso prolungato di questa sostanza modifichi il modo in cui il cervello elabora la gratificazione.

Per questo studio son stati studiati i cervelli di 59 consumatori abituali di lunga data e di 70 persone che non ne hanno mai fatto uso andando a valutare, tramite la Risonanza Magnetica Funzionale (fNRM) la risposta ad alcuni stimoli, tra cui qualcosa di naturalmente piacevole (un frutto), qualcosa di neutro (una penna per esempio) e qualcosa rimandante alla cannabis e alle sue modalità di utilizzo (come il bong, la pipa o la canna).

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Come risultato, si è visto che nei consumatori vi sono risposte più ampie e forti agli stimoli piacevoli, soprattutto a quelli rimandanti la sostanza  d’abuso; per contro, nei non consumatori non sono state rilevate risposte significative maggiori  ad uno dei due stimoli, anche se alcune specifiche aree cerebrali mostravano una maggior attivazione alla stimolazione con riferimenti a cose naturalmente piacevoli.

Si è visto quindi che il consumo di marijuana modifica i naturali circuiti della gratificazione (la via mesolimbica-mesocorticale), rendendo la sostanza molto più interessante per i forti consumatori rispetto ad altri stimoli piacevoli, meccanismo che potrebbe essere alla base del craving. Questo spiega essenzialmente il motivo per cui, nell’uso cronico, la marijuana possa aggravare l’ansia, la depressione, l’insonnia, l’apatia, sino a generare vere e proprie psicosi, in individui geneticamente predisposti.

Se effettivamente confermate, queste alterazioni rilevate potrebbero essere usate come marker di transizione da uno uso di tipo ricreazionale-saltuario ad uno di tipo cronico-problematico. Vista la natura dello studio, non si può escludere che la relazione di causalità sia inversa, cioè, che sia la modificazione delle vie di gratificazione a portare all’uso cronico e smodato di cannabis. Indipendentemente dalla causa originaria, sembra che i due meccanismi, abuso di cannabis e modificazione del circuito di gratificazione, si influenzino a vicenda attraverso un circolo vizioso.

Quale sarebbe la soluzione, quindi, ad un possibile e non nocivo utilizzo ricreativo della marijuana? La risposta l’ha già fornita Paracelso nel XVI secolo:” tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto”. (Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit.)

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