Cellulari, tutelare i bambini: non è escluso il rischio di tumore al cervello

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Nel 1973 Martin Cooper inventò l’allora chiamato“telefonino”, più simile per dimensioni a un attuale cordless. I vantaggi dell’apparecchio portatile consistevano nel poter essere sempre e ovunque reperibili. Il cellulare che negli anni ’80 era il simbolo delle persone di affari è diventato oggi lo strumento più usato anche dai piccoli e in tutto il mondo è posseduto da 5 miliardi di utenti.

La nota diffusa dopo l’ultima seduta del CSS non “esclude l’esistenza di causalità fra esposizione a radio frequenze e patologie tumorali quando si fa un uso molto intenso del telefono cellulare – per questo è consigliato – il principio di precauzione, che significa anche l’educazione a un utilizzo non indiscriminato, ma appropriato, quindi limitato alle situazioni di vera necessità, del cellulare”.
Una delle tante ricerche condotte sui rischi del telefonino è quella del del professore svedese Lennart Hardell che affermò nel 2007 che nei bambini che utilizzano fin da piccoli il “telefonino” il rischio di ammalarsi di cancro è quintuplicato rispetto a chi ha iniziato solo da adulto ad usare il cellulare. I giovani fino a 20 anni sono i più soggetti al rischio: l’incompleta maturazione del cervello e del sistema nervoso consente una maggiore penetrazione, dovuto proprio alla maggiore sottigliezza dei crani rispetto a quelli degli adulti, delle onde elettromagnetiche emesse dall’apparecchio.

Gli studiosi consigliano per questo che soprattutto i bambini sotto i 12 anni dovrebbero usare il cellulare “solo in caso di emergenza”. Gli adolescenti, per i quali il cellulare è diventato un mezzo di socializzazione più diffuso insieme ai social network, dovrebbero usare la modalità  “vivavoce” per le chiamate e preferire gli sms.
Nella lista nera non rientrano solo i cellulari, ma tutti i dispositivi portatili: i cordless e le trasmissioni Wi-Fi. L’inchiesta di Report andata in onda su Rai3 nella puntata di domenica scorsa, oltre a richiamare l’attenzione sul legame delle onde elettromagnetiche emesse dai telefoni cellulari con i tumori al cervello, ha sollevato  dubbi sulla ricerca internazionale dei rischi legati a questi apparecchi. La trasmissione interrogando un editore indipendente Louis Slesis mette in luce come la ricerca dell’Autorità sanitaria mondiale (OMS), iniziata nel 1996 e diretta da Michael Repacholi, fosse finanziata dalle industrie di telefonia mobile prima fra tutte  “Motorola”.
Federica Addabbo

Ecco una parte dell’inchiesta condotta da Report:

http://www.youtube.com/watch?=bNJpIDxDjcs&feature=player_embedded

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