L’Europa dialoga con la Russia mentre l’Estonia sbraita

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Tramite diversi gruppi di lavoro, sulla scia degli accordi di Minsk, in Europa si sta attivamente procedendo sulla strada del superamento delle sanzioni imposte a scapito della Federazione russa. Rivelazioni positive sono state rilasciate da Vygaudas Usakas, capo della delegazione UE in Russia: “Il dialogo sulla revoca delle sanzioni avviene tramite i diversi gruppi di lavoro per gli accordi di Minsk. Quando le parti che hanno firmato gli accordi li implementeranno completamente, verrà adottata la corrispondente decisione”.

La crisi Ucraina, difatti, portò l’Europa a seguire una sorta di “politica unica” dettata da oltreoceano dagli USA e a imporre severe restrizioni economiche per colpire interi settori dell’economia russa; il risultato triplice di questo atteggiamento fu la ricezione di provvedimenti protezionistici della Federazione russa sui prodotti alimentari europei e statunitensi, l’innalzamento della tensione nei rapporti diplomatici e nel campo militare e una sorta di endorsement alla politica guerrafondaia e oltranzista dei nuovi governanti di Kiev, pesantemente infiltrati da formazioni paramilitari e partiti neonazisti e ultranazionalisti.Una vera e propria polveriera, nel cuore dell’Europa e alle porte della Russia, che ha portato anche molti altri esponenti di spicco mitteleuropei a esprimersi negativamente sulla politica intrapresa dall’UE contro la Federazione russa e che ora sembra cambiare.

In un’intervista al quotidiano tedesco “Handelsblatt”, persino l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha detto: “La colpa del governo federale è anche nel fatto che, nonostante i significativi progressi compiuti nell’implementazione degli accordi di Minsk, le sanzioni non solo non sono state annullate, ma sono state estese. E’ una cosa assurda”. Sempre sul tema si è espresso il Primo ministro russo Dimitri Medvedev considerando le sanzioni come una minaccia alle autorità delle istituzioni dei mercati, come il WTO (Organizzazione mondiale del commercio).

Si tratta sicuramente di un cammino lento ma costante e con un ottimo proposito: le sanzioni contro la Russia hanno sviluppato ulteriormente un clima negativo, ottenebrato dall’orrore di un possibile scontro diretto, e inoltre hanno causato danni ciclopici a numerosissime imprese europee – fra le quali molte italiane – che avevano con successo raggiunto un ottimo livello di sviluppo commerciale con i clienti russi. Nel dicembre del 2015, il Consiglio d’Europa aveva deciso di estendere le sanzioni per un periodo di 6 mesi ma l’azione delle “misure restrittive” sarebbe decaduta il 31 gennaio: si spera in una mossa ragionevole dell’Europa, seguendo gli accordi e le trattative tuttora in corso.

Questo clima di ponderazione e pacifica discussione non è certo rasserenato, dal punto di vista geopolitico e diplomatico, dalle isterie belliciste e revansciste dei Paesi baltici. È notizia di qualche giorno fa del desiderio dell’Estonia di ottenere un dislocamento perpetuo, sul suo territorio, delle forze NATO. Il Primo ministro estone Taavi Roivas, con un tono baldanzoso e aggressivo, ha infatti annunciato che nell’incontro della NATO che si terrà questa estate a Varsavia farà questa richiesta ai dirigenti dell’Alleanza atlantica. Ecco le sue parole: “Questo potrebbe essere un chiaro segnale che con i paesi della NATO non bisogna litigare, in quanto noi seguiamo il principio “uno per tutti, tutti per uno”. Insomma l’Estonia cerca di ricattare l’Europa e di “incendiare” la politica internazionale sobillando la NATO sempre in funzione antirussa, senza nessuna ragione. Quando sarà possibile intraprendere un cammino di pace e giuste relazioni diplomatiche, politiche ed economiche con la Russia se i governi baltici continueranno a strillare i loro ripetitivi ditirambi aggressivi russofobici?

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