Ancora non si conoscono gli esiti della gara di Atac SpA sullo smaltimento dei convogli metroferroviari in disuso, scaduta lo scorso 11 giugno: nulla sul nome delle società vincitrici, ammesso che siano più di una, e nulla sul destino riservato alle vetture storiche, finite, incredibilmente, tra il materiale da rottamare.

La lista nera è interminabile, e comprende sia i convogli  della Roma-Viterbo del 1932, indispensabili per il Treno Storico (o della Tuscia o delle Castagne), volano del turismo di quei luoghi,  sia quelli della Lido: locomotori/carrozze del 1925 e le elettromotrici del gruppo MR. Gioielli della tecnologia elettromeccanica nostrana, che hanno fatto la storia del trasporto pubblico su rotaia. Basti solo pensare che le MR 100 del 1954, sono state impiegate per la prima metropolitana italiana,  l’attuale Linea B, inaugurata il 9 febbraio 1955 dall’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

Tuttavia, nonostante l’imbarazzante silenzio di via Prenestina, quartier generale della Società Capitolina, nei giorni scorsi è trapelata la notizia secondo la quale il bando avrebbe incassato lo stop della Soprintendenza ai Beni Culturali. E c’è poco da rimanere stupiti, è da maggio, infatti, che perdura la campagna in difesa di queste carrozze. A cominciare dalla petizione online, «Sospensione alienazione materiale rotabile storico Atac SpA» (cliccare qui), lanciata sulla piattaforma change.org, alla quale hanno aderito cittadini, appassionati e associazioni di tutta Italia, e finire con gli appelli del mondo culturale, sindacale e politico. Sollecitazioni che, in quest’ultimo caso, si sono trasformate in atti formali e impegnativi.

C’è l’interrogazione del consigliere comunale Enrico Stefàno, di inizio maggio, e la nota inviata ai vertici Atac da parte della Presidente della commissione Turismo del Campidoglio, Valentina Grippo: «Egregio Presidente [Roberto Grappelli ndr]», si legge, «le chiedo la possibilità di rivedere le diposizioni relative, alla dismissione del materiale e, contemporaneamente di prendere in considerazione l’eventuale utilizzazione dello stesso per finalità turistico culturali». Anche il Municipio Roma VIII (Ostiense-Garbatella) ci ha messo del suo, votando all’unanimità la mozione del Presidente della commissione Cultura Flavio Conia, che invita il minisindaco Andrea Catarci ad attivarsi «presso Roma Capitale» per spingere l’Azienda a «ritirare il bando» e per «valorizzare il Polo Museale Atac attraverso un’azione congiunta».

Alla Camera è il deputato Roberto Morassut a rompere gli indugi, con l’interrogazione del 2 luglio (n. 4-05342) indirizzata al Ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini. «Si chiede se e quali iniziative per quanto di competenza, intenda avviare, ove ne rilevi i presupposti per la tutela di questi pezzi di pregio dell’ingegneria dei trasporti italiana che presentano un oggettivo valore storico e potrebbero creare un indotto se adeguatamente valorizzati». L’esponente romano, che già aveva espresso la sua contrarietà con un lapidario comunicato stampa, ha poi aggiunto che «i restauri potrebbero essere eseguiti con i fondi europei destinati alla Cultura, senza impegnare risorse di spesa corrente». Dunque, altri posti di lavoro.

Sulla vicenda è intervenuto persino il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica: «Per le valutazioni e le eventuali iniziative ritenute più appropriate al caso», scrive il Capo Servizio, la dottoressa Adriana Longhi, «si trasmette [all’Ufficio di Presidenza dell’Atac, ndr] l’istanza con cui il Signor Omar Cugini [Presidente del Cesmot] si è rivolto al Presidente della Repubblica auspicando di ricevere un aiuto. Al riguardo», continua la nota, «non potendo questo Segretariato Generale intervenire nei sensi auspicati dall’interessato, si prega codesta Azianda di voler fornire un diretto riscontro al Signor Cugini».

Intanto, Atac fa sapere che intende celebrare, in occasione della settimana della mobilità che svolgerà a settembre prossimo, i 90 anni della Lido (10 agosto 1924) e il decennale del Polo Museale dell’Ostiense. Peccato, però, che sia in un caso che nell’altro, l’Azienda si dimostri oltremodo riluttante. Lo dimostra anche il fatto che il Polo Museale stesso continua ad essere senza una guida, un responsabile, lasciato in balia degli eventi e degli umori dei dirigenti di via Prenestina, che di storia aziendale ne sanno veramente poco.

3 Commenti

  1. questo paese non ha il culto della memoria e quando qualcuno cerca di ricordare si avverte un senso di fastidio. Per non parlare dei vertici ATAC ai quali della storia delle motrici non importa niente è la realtà. Questo è un paese che non vuole ricordare il passato perchè non ha futuro

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