Cronaca di un ordinario disservizio al Pronto Soccorso del Policlinico Casilino, struttura dell’ASL RM/B, uno dei peggiori distretti italiani, in termini di efficienza. A rilevarlo è lo studio della Fondazione Etica , completato nel 2013, che ha ideato e applicato alle Amministrazioni Pubbliche e alle Asl il prototipo di Rating Etico Pubblico (Rep). Deficienze, ampliate dai disastrosi tagli della Regione Lazio degli ultimi anni (Polverini docet!), che si ripercuotono sulle aziende ospedaliere, specie quelle situate nel Municipio VI.

Secondo i risultati dell’indagine condotta nel 2012 dalla Uil Fpl, nei Pronto Soccorso del Lazio, spetta al Policlinico Tor Vergata la maglia nera per la permanenza dei cittadini accessi al Dea di I livello sia in Codice Rosso che in Codice Giallo (31,27 ore in media di attesa per i primi e 29,48 ore i secondi). Un pochino meglio al Policlinico Casilino, ma solo per le emergenze: per i Codici Gialli, infatti, le attese sono state in media 14 ore. Troppi, per un territorio complesso e popoloso come il VI, che conta oltre 220 mila abitanti certificati.

Sarà stata la pressione, lo stress, cui il personale medico è sottoposto in continuazione, tra turni massacranti e prestazioni a straordinario, fatto sta che la sera del 26 luglio scorso, uno dei dottori di turno al Pronto Soccorso del Casilino ha preso un’eclatante cantonata, che poteva avere sviluppi drammatici per la paziente. Quel giorno la donna, una quarantenne di nazionalità italiana, abitante nella zona di Finocchio, si è recata all’ospedale con una forte cefalea pulsante, «resistente», si leggerà nel referto del PS, «a terapie antidolorifica». Per il Triage, però, è un Codice Verde, ossia un caso «poco critico, assenza di rischi evolutivi e di pericolo di vita, prestazioni differibili».

 Il medico agisce di conseguenza e, invece di ricorrere alla diagnostica per immagini, come una Tac dell’encefalo senza mezzo di contrasto – cosa prevista nelle urgenze -, opta per una terapia farmacologica, nonostante la «resistenza» della cefalea a questo tipo di soluzione.  Alle 23 e 48 alla paziente è somministrata una fialetta di un noto antidolorifico, lo stesso medicinale che la donna, tra l’altro, prendeva a casa. Il malessere si attenua e intorno alle 3, circa 5 ore e mezza dopo dall’entrata in Pronto Soccorso, la paziente ha potuto lasciare l’ospedale. Dimessa con una terapia antidolorifica domiciliare e con l’appuntamento di risonanza magnetica per il 12 agosto, ben 17 giorni dopo quella visita. Per il medico è una cefalea, tanto è vero che le prescrive di rivolgersi presso un centro specializzato.

 Ma gli esiti della risonanza stravolgono totalmente quanto diagnosticato in precedenza: «il controllo documenta», scrive lo specialista nel referto, «la presenza di grossolana area di alterata intensità di segnale con aspetto disomogeneo in sede occipitale-parietale sinistra [sopra il cervelletto ndr] associata a grossolana area di edema del parenchima cerebrale con effetti compressivi sul sistema ventricolare sovratentoriale e shift della linea mediana a destra». Altro che cefalea.

Gli esami successivi, eseguiti al Policlinico Umberto I, lo confermano: si tratta di una neoplasia cerebrale, un tumore al cervello in altre parole. La donna viene ricoverata nel reparto Neurochirurgia del nosocomio e operata d’urgenza (il 18 agosto) dal professor Maurizio Salvati, oncologo e neurochirurgo. «A livello corticale è visibile rigonfiamento», si legge nella cartella clinica, «di un giro cerebrale occipitale eritematoso e di colore grigio-violaceo dall’aspetto del glioma».

2 Commenti

  1. Cosa doveva fare il medico del PS secondo voi per una cefalea, per giunta responsiva alla terapia medica e senza vomito o altri segni neurologici di ipertensione endocranica ?? Fare a tutte le cefalee che giungono al PS le TC cranio senza mdc ?? Lo sapete che ogni TC cranio corrisponde ad una dose di radiazioni pari a qualche centinaia di Rx torace ?? E lo sapete voi quante migliaia di migliaia sono i pazienti con cefalea e quanti ne vengono al PS e quanti utilizzerebbero se passa questo messaggio devastante (venite con il mal ditesta e noi vi facciamo la TC cranio perché ci dobbiamo difendere dalle denunce e dalle richieste di risarcximento danni !!) il PS come scorciatoia per farsi a capocchia loro una TC cranio, perché magari la hanno letta sul giornale o al parrucchiere o sentita dal portiere ??
    Il comportamento corretto era di dimettere la paziente con diagnosi di cefalea dndd e di inviare la paziente ambulatorialmente dallo specialista neurologo che lui si avrebbe prescritto l’ esame diagnostico corretto ed appropriato. Al di là del caso singolo che non conosco nel dettaglio.Ma sono sicuro che al Policlinico Casilino si sono comportati correttamente e deontologicamente perché sono bravi medici, ripeto pur non conoscendo nel dettaglio il caso clinico.
    Se continua così la sanità pubblica con questi commentari giornalistici poco avveduti salta di sicuro !! Con buona pace anche dei giornalisti che oggi sono giornalisti e potrebbero anche essere loro stessi un giorno – come noi medici peraltro – dei pazienti e forse converrebbe tutti remare nella stessa direzione per salvare quello che resta del SSN pubblico. Sarebbe una soluzione utile ed intelligente. A mio modo di vedere. Ma purtroppo non mi faccio speranze perché medico e giornalista sono oggi su due fronti opposti della barricata (inutilmente e non per volere dei poveracci medici) ed oggi sembra che prevalgano i giornalisti in nome della notizia da dare sempre e comunque.

    Distinti saluti

    Francesco Russo
    Medico-Chirurgo

  2. Egregio dottore, se avesse letto attentamente l’articolo, si sarebbe accorto che la terapia farmacologica non ha sortito alcun effetto. E’ scritto chiaramente anche sul referto. La sua mi sembra più una difesa d’ufficio, e lo trovo assurdo. Tutti possiamo sbagliare. Ma come, arriva al PS una donna che dice che ha una cefalea pulsante, quindi dolorosa, e aggiunge che gli antidolorifici non hanno fatto nulla e il medico che fa, continuia su questa strada? E poi come, con lo stesso medicinale che la paziente prendeva a casa? Ma andiamo, via, a nessuno è venuto il dubbio che potesse essere qualcosa di più serio? Io non ce l’ho coi medici, capisco il loro lavoro, però ci vuole umiltà. Saluti.

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