Auguri Marilyn: la microstoria di una leggenda, che ieri avrebbe spento le 90 candeline

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Una donna che più donna è difficile da immaginare, una calamita in grado di far emergere gli istinti primordiali dell’animale maschio. Una creatura decisamente fuori dall’ordinario”. La personalità eccentrica e la carica erotica di Marilyn Monroe sono tutte riassunte in queste parole pronunciate nel secolo scorso dal drammaturgo, saggista e sceneggiatore statunitense Arthur Miller. Un’eroina dai tratti ormai leggendari, destinata a restare nell’Olimpo di quelle figure enigmatiche capaci di influenzare, attraverso la semplice presenza fisica, la contemporaneità e il corso degli eventi. Marilyn Monroe non appartiene a nessuna epoca; non è del presente, non è del passato, nè tantomeno del futuro. Fuori dagli schemi, inafferrabile, atemporale, nonostante la carta d’identità ci suggerisca, con una precisione fin troppo terrestre, che nella giornata di ieri avrebbe spento le sue prime 90 candeline. Era il 1 giugno del 1926 e a Los Angeles veniva alla luce Norma Jeane Mortenson, da tutti più tardi conosciuta come Marilyn Monroe.

Ma chi poteva andarlo a pensare? Chi poteva immaginare che quella piccola bambina, venuta al mondo nel corso di una calda giornata di inizio estate, avrebbe presto assunto tali sembianze leggendarie da essere considerata tuttora un’icona, a più di sessant’anni dalla morte? Labbra carnose, capelli biondo platino e quel neo, quasi disegnato, sulla guancia sinistra ad impreziosire il tutto. Una bellezza dallo stile ineccepibile, una sensualità straordinaria che trovava dimora fissa presso il suo sguardo magnetico; un sorriso, il più delle volte genuino, che troppo spesso celava dietro di sè le amarezze e le disillusioni della quotidianità. L’interprete di Niagara e di A qualcuno piace caldo è stato mito già nel corso della vita: dagli scandali gossippari ai presunti e celebri flirt, dai piccoli drammi della sua breve esistenza ai grandi amori, capaci di far sognare il pubblico. Ci ha poi pensato la tragica ed improvvisa morte ad offrirle la chiave di accesso per la leggenda; la via del suicidio a causa di barbiturici è stata quella più battuta nel corso degli anni, ma, fin dal principio, fortissimi dubbi l’hanno accompagnata. Troppe le coincidenze, specialmente se relative alla non troppo casuale presenza, dalle parti di Brentwood, del ministro della giustizia dell’epoca Robert Kennedy, del dottor Ralph Greenson e dell’attore -parente di John Fitzgerald Kennedy- Peter Lawford. Sospetti fondati e un alone di mistero: che i due fratelli ex presidenti, con i quali la Monroe ebbe una duplice relazione sentimentale, possano -più o meno parzialmente- avere avuto un ruolo chiave in questa drammatica vicenda? L’ipotesi regge, nonostante le prove ufficiali scarseggino.

In quante, dalle parti di Hollywood, hanno provato a prendere il suo posto nel corso degli anni. Quante volte si è sentito dire “E’ lei la nuova Marilyn”.  Sosia, copie mal riuscite, donne vissute sperando di essere lei, di avere le sue opportunità, almeno per un giorno. Tentativi, tutti, destinati a un esito infelice. L’icona, quando nasce, é rara e singolare, merita considerazione e unicità. E allora, che la si lasci lì, a godersi la sua sudata immortalità, fra una gonna svolazzante e un dipinto di Andy Warhol.

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