renzi

In seno al Pd la domanda è lecita. Prevarrà l’idea di una formazione tagliata su misura sul leader Matteo Renzi, dunque senza la possibilità di spazi per i critici e gufi; o se il Pd sopravviverà. La possibilità di una nuova rottura è decisamente presa in considerazione.

Secondo un retroscena del Corriere, qualcuno sta già trattando per uscire; altri sperano che alla fine prevalga un progetto più inclusivo. A settembre si capirà se una nuova scissione, la seconda, in pochi mesi, sarà realtà. “Vedo un pericolo serio. È vero che per il momento lo strappo è stato rinviato. Non è scongiurato, però”,  dice uno dei dirigenti storici del Pd, anonimo. “E la mia sensazione è che Matteo lo stia sottovalutando. Non ha ancora capito che, se ci fosse un’ altra scissione, il partito non reggerebbe”, si legge nel pezzo del Corriere.

Nella cerchia dei fedelissimi di Renzi, la prospettiva della scissione è vista con rassegnazione ma anche con un senso di liberazione nella speranza di disfarsi degli oppositori interni. Il ministro Luca Lotti e la sottosegretaria a Palazzo Chigi, Maria Elena Boschi, pensano che l’uscita dal Pd del Guardasigilli Andrea Orlando sia questione di tempo.  La guerra interna che si sta combattendo a livello locale, dall’ Emilia Romagna alla Calabria, viene considerata un primo passo verso la divisione.

In sostanza, quello che pensano gli avversari, è che il segretario Renzi sia tentato a fine estate di archiviare il Pd per lanciare in modo esplicito il proprio partito. Una forza agile, fedele, magari intorno al 15-20 per cento ma in grado di far valere il proprio peso nelle trattative per il governo. Ma Renzi non è ancora convinto. Non ancora.

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