L’Europa sembra averci voltato le spalle e l’Italia sa che sull’emergenza migranti dovrà fare da sola. Ma non rinuncia ad un estremo tentativo di ottenere solidarietà dai partner europei oggi a Varsavia nella sede di Frontex, l’agenzia europea delle frontiere. Intorno al tavolo sono seduti i 26 rappresentanti dei governi che partecipano alla missione nel Mediterraneo.

Un incontro chiesto dal nostro paese con l’obiettivo di regionalizzare i soccorsi. Ma alla luce dei recenti fallimenti a Bruxelles e a Tallinn, sarà quasi impossibile ottenere il consenso a far sbarcare i migranti soccorsi in mare anche nei porti di Francia, Spagna e Malta.

L’accordo firmato tre anni fa spiega che l’Italia è il paese ospitante della missione, che le attività sono tutte guidate dalla nostra Guardia Costiera e che siamo noi a  doverci far carico di tutti gli sbarchi. Difficile dunque tornare indietro. Le speranze sono piuttosto riposte nel prossimo viaggio in Libia del Ministro dell’Interno. Minniti giovedì tornerà a Tripoli, missione: arginare le partenze.

Per convincere i libici, il numero uno del Viminale metterà sul tavolo i soldi stanziati dall’Unione  per la realizzazione di strade, aeroporti, ospedali e infastrutture. Finanziamenti, che hanno come obiettivo quello di creare una nuova economia nel paese, perchè aveva ribadito Minniti pochi giorni fa, oggi il traffico di esseri umani è uno dei principali canali economici di cui la Libia vive.

Nella riunione con i sindaci delle città meridionali del paese, si parlerà anche della possibilità di istituire una guardia di frontiera locale. In Libia l’Italia cercherà di aprire dunque una porta alla soluzione dell’emergenza migranti, porta che invece rimane rigidamente chiusa nell’Unione Europea. E probabilmente non servirà ad aprirla il trilaterale in programma a Trieste domani tra Gentiloni, Merkel e Macron.

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