Il parlamentare democratico ha depositato alla Camera una proposta di legge che prevede la riduzione delle regioni, che passerebbero dalle attuali 20 a 12. Dopo 45 dalla nascita delle istituzioni potrebbe quindi cambiare radicalmente la cartina politica del paese.

Secondo Roberto Morassut, “La storia del regionalismo in Italia ha avuto un corso contraddittorio, certamente importante per la crescita e lo sviluppo del Paese ma anche – a distanza di anni – portatore di di distorsioni se non di degenerazioni che sono parte in causa ed effetto del complessivo sfaldamento del sistema politico italiano e di un distacco delle istituzioni dalla società civile che ha ormai raggiunto livelli allarmanti”. Chiari i riferimenti alle tante inchieste giudiziarie che hanno coinvolto i consigli regionali negli ultimi anni.

“Le Regioni – recita la proposta di legge Morassut – hanno contribuito alla crescita delle comunità locali, alla tutela del patrimonio storico e ambientale, allo sviluppo delle infrastrutture e dell’impresa ed alla estensione del welfare in particolare alla estensione del diritto alla salute. Sarebbe sbagliato non considerare tutto questo e cancellare, nell’attuale momento di crisi, le ragioni di un sano regionalismo e di un sano federalismo. Tuttavia non può negarsi che negli ultimi 15 anni circa sono venute crescendo soprattutto a livello delle istituzioni regionali forme di dispersione della pubblica amministrazione con sprechi di danaro pubblico e con forme di inquinamento non controllabili con gli attuali strumenti e sottratte alla stessa autorità regolativa dello Stato centrale”.

In questo quadro, appare assai faticosa la stessa opera di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica che molte amministrazioni regionali hanno avviato in questi anni.

Ma la nuova norma, oltre a ridurre gli sprechi, servirebbe anche – secondo il deputato PD – a semplificare l’architettura del regionalismo italiano, nell’ottica di un processo di integrazione europea che “pone naturalmente l’esigenza di ridurre l’articolazione regionale in tutti i Paesi e le Nazioni che fanno parte dell’Unione”

Nel testo presentato, due sole regioni (Sicilia e Sardegna) manterrebbero lo statuto speciale. La città di Roma, in quanto capitale d’Italia, assumerebbe il rango di Regione in considerazione della specialità e degli oneri particolari e aggiuntivi derivanti dalla sua funzione di Capitale della Nazione e di centro della Cristianità.

Queste sarebbero le nuove regioni italiane se passasse la proposta Morassut, che precisa che le denominazioni date sono indicative e che quelle definitive andrebbero discusse con le comunità locali:

Regione Alpina
(comprensiva delle ex Regioni Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria);

Regione Lombardia;

Regione Emilia – Romagna
(comprendente la ex Regione Emilia – Romagna e la provincia di Pesaro);

Regione Triveneto
(comprendente le ex Regioni del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e del Trentino);

Regione Appenninica
(comprendente le ex Regioni della Toscana, dell’Umbria e della provincia di Viterbo);

Regione Adriatica
(comprendente la ex Regione Abruzzo e le province di Macerata, Ancona, Rieti, Ascoli e Isernia);

Regione di Roma Capitale
(comprendente la ex Provincia di Roma);

Regione Tirrenica
(comprendente la ex Regione Campania e le province di Latina e Frosinone);

Regione del Levante
(comprendente la ex Regione Puglia e le Province di Matera e Campobasso);

Regione del Ponente
(comprendente la ex Regione Calabria e la Provincia di Potenza);

Regione Sicilia;

Regione Sardegna;

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here