VeryBello.it ovvero… come tirarsi la zappa sui piedi!

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Un sito che avrebbe dovuto mostrare ai visitatori stranieri dell’EXPO 2015 “la nostra straordinaria offerta culturale” ma – che in pochi giorni dal lancio – si è già trasformato in un fallimento dalle colossali proporzioni. Dopo che il Ministro dei Beni Culturali Franceschini ha tenuto la conferenza stampa di presentazione, a distanza di sole 48 ore il sito è stato massacrato sui social network, dagli addetti ai lavori, dalla stampa generalista e specializzata, diventando perfino – c’era da aspettarselo – l’obiettivo di alcuni hackers.

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“Dalla Biennale d’Arte di Venezia ad Umbria Jazz, dai classici immortali del Teatro Greco di Siracusa, fino al festival degli artisti di strada di Ferrara, passando per il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle: VeryBello è un nuovo modo di viaggiare in Italia attraverso la nostra straordinaria offerta culturale”: questo il trionfante incipit del comunicato stampa, un ambizioso progetto di proposta digitale interattiva con oltre 1300 eventi che si concretizzeranno tra maggio e ottobre 2015. Sulla carta – o meglio, sullo schermo – uno strumento utile e certamente di stimolo al turismo. L’esecuzione maldestra, però, ha creato non pochi problemi. Letteralmente distrutto dalla devastante potenza di 15.000 mila tweet in un solo giorno!

Ma che cosa non funziona in VeryBello? Prima di tutto il nome, anche se rappresenta paradossalmente il difetto minore: fa molto “broccolino” (il tipico dialetto parlato dagli italo-americani di Brooklyn) e per un sito che vuole esprimere eccellenza e stile non è certo il massimo! Un trionfo del luogo comune linguistico per il quale all’estero ci prendono per i fondelli! Inoltre, secondo lo specialista Matteo Flora,  sono stati commessi una serie di gravi errori di SEO (per i digiuni di informatica… Search Engine Optimization) e di accessibilità: per esempio manca il supporto per gli ipovedenti! Non a caso nelle ultime ore, il nome degli sviluppatori è, come per magia, scomparso dal footer del sito. Nessuna traccia poi di una privacy policy, le applicazione per il mobile, l’elenco dei browser compatibili e – mancanza non da poco vista la stombazzata internazionalità dell’Expo – la versione in lingua inglese! Sull’assegnazione del lavoro di progettazione e sviluppo del sito si apre un’altra enorme polemica. In giro si parla di un appalto da ben 5 milioni di euro, assegnato ad un’agenzia non particolarmente conosciuta, come sostiene Riccardo Luna, altro esperto di settore. Insomma… saremmo nuovamente di fronte a un caso di “improvvisazione digitale”, come successe anni fa per il sito Italia.it. Naturalmente il ministro Franceschini ha risposto alle critiche, affermando che il progetto e la realizzazione sono costati circa 35.000 euro IVA esclusa. Si è anche preoccupato di sottolineare che, a breve, saranno disponibili le versioni in inglese (dal prossimo 7 febbraio), russo, cinese, francese, tedesco, portoghese e spagnolo! Come diceva Totò a Peppino nella famosa scena della lettera: “Abbondandis in abbondandum”…

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