Uno sgambetto rapidissimo, in un intervento breve in Senato, partito come una dichiarazione di disaccordo coll’attuale governo, su quanto il Pdl avesse con fatica riposto le proprie speranze nella maggioranza di centro-sinistra.
Poi, a un certo punto, le parole della svolta: «Questa speranza non l’abbiamo deposta». Un dietrofront plateale, buttato lì, a mezza voce. Se non avessi prestato attenzione non me ne sarei nemmeno accorto e all’improvviso il buon Enrico non è più “ostile”. «Abbiamo deciso, non senza interno travaglio, di esprimere un voto di fiducia a questo governo».
Ma come?! Ma non dovevi sfiduciare Letta?!
Schiere di berlusconiani convinti, trai banchi di Palazzo Marini, che annunciavano la sfiducia come la vittoria contro chi voleva affossare l’Italia, adesso inneggiano alla fiducia come la vittoria contro chi: “Ci chiamava traditori”, mostrando una capacità di adattamento pari solo a quella di alcune specie di invertebrati e parassiti.
Il punto rimane lo stesso, Silvio. Perché fracassarci per giorni e giorni con comunicati che preannunciavano la caduta, su quanto questa fosse l’unica scelta possibile e compagnia bella? Ma allora devo credere a Michele Rech, quando dice che la coerenza è un legaccio del pensiero debole? «Oggi mangio un Pan di stelle. Domani impalo chi mangia Pan di stelle»? A questo punto fai il vago, prometti una decisione in nome del bene del Paese, non so, sei bravo a imbonire le masse.
Non voglio sapere il perché del dietrofront, non mi interessa nemmeno andare ad analizzare eventuali motivi o quanto in questa decisione c’entri Alfano e i dimissionari del Pdl, ho paura di rimanerne deluso. Convinto che alla luce di tutto quello che si potrebbe fare e non viene fatto e di quello che non si dovrebbe fare e puntualmente viene approvato, dubito che questa scelta sia stata presa nel mio interesse.
A questo punto, questo coup de theatre mi dimostra un paio di cose: ormai la politica che ci è dato conoscere è quella chiassosa, fatta di annunci spettacolari e di dietrofront ancor più sensazionalistici,, solo un altro programma d’intrattenimento, aspettando che questo balletto finisca e si decida, finalmente, di fare politica in maniera seria.
Personalmente, io sono nello stesso stato d’animo di quel papà la cui figlia porta a casa l’ennesimo fidanzato. Mi verrebbe voglia di dirle: “Senti, bella di papà, non me ne far conoscere più fino a quando non decidi di sposarti. Quando avrai trovato quello che ti piace,  me lo farai conoscere il giorno prima del matrimonio”. Alla fine non glielo direi: chissà che mi combinerebbe alle spalle, se non la controllassi, ma la tentazione di infischiarmene è forte.

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