L’ultimo caso a Paterson, in New Jersey.  Una maestra di scuola elementare ha scritto  sul noto social network di ‘sentirsi un guardiano che passa tutto il giorno a badare a futuri criminali!”. Una frase questa che di certo non è passata inosservato agli occhi dei genitori dei suoi allievi che hanno subito preso provvedimenti chiedendo il licenziamento. Ma al momento il preside l’ha sospesa dall’incarico e  l’intera vicenda è passata nelle mani del giudice.

Nancy Oxfeld, la legale della maestra, ha criticato duramente la scelta di sospenderla dal lavoro: “La mia assistita ha espresso i suoi giudizi durante il suo tempo libero, esclusivamente ai suoi amici. Se i genitori sono tanto preoccupati dei loro bimbi – sostiene l’avvocato – allora pensassero di più a come si comportano in classe, non a cosa dice la maestra nella sua vita privata”.

Ma è proprio questo il punto, la questione che ancora nessuno ha risolto in modo definitivo: quanto appartiene alla ‘privacy’ tutto ciò che uno scrive su Facebook? Al momento non è dato saperlo. Si sa solo che malgrado Fb sia un mondo “libero”, le spie sono sempre in agguato e i licenziamenti anche.

E sì perché il caso della maestra non è sicuramente isolato. Anche in Italia ne abbiamo un esempio. È successo alla Cassa Nazionale di Previdenza dei Commercialisti. Stando a quanto pervenuto, due dipendenti, Fabiola e Francesco, avrebbero subito dei provvedimenti per dei commenti contro i vertici dell’azienda postati sul social network. Anzi, l’uomo sarebbe stato persino licenziato, mentre lei si sarebbe beccata una sospensione di 15 giorni.

Elisabetta Paladini

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