Nizza, chi è Mohamed Lahouaiej Bouhlel, franco-tunisino, autore della strage di avantieri?

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Si chiama Mohamed Lahouaiej Bouhlel e, da quasi 48 ore, fa parte di quella tragica lista di uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita per sterminare altri esseri umani. É lui l’attentatore killer che avantieri ha sparso morte e panico per le strade di Nizza, capitale della Costa Azzurra. A due passi dall’Italia e a qualche ora di distanza dalla tragedia ferroviaria pugliese che così tanto aveva sconvolto le anime di ciascuno di noi. Franco-tunisino o, secondo alcune fonti locali, tunisino emigrato in Francia nel 2011, con un permesso di soggiorno garantitogli dal matrimonio con una donna franco-tunisina residente a Nizza, Mohamed ha investito col suo camion per diverse centinaia di metri qualunque essere vivente gli si parasse dinanzi, essendo prima riuscito ad eludere con relativa facilità i molto deboli controlli di sicurezza. In che modo? Fingendosi un fornitore di gelati ed avendo libero accesso presso l’affascinante e lunghissimo lungomare cittadino, gremito di abitanti e turisti lì accorsi per celebrare la festa nazionale francese.

Semplice depresso e frustrato in preda a una furia omicida o attentatore strettamente collegato allo Stato Islamico e ai suoi sanguinari militanti? Comprendere le motivazioni che hanno portato il killer a un simile gesto di inaudita violenza non è ancora possibile per gli inquirenti. Le sicurezze scarseggiano, ma, fra queste, sembra certo che Bouhlel fosse caduto in uno stato di depressione da quando, qualche mese fa, aveva divorziato dalla moglie, che lo aveva accusato di violenza e gli aveva impedito di far visita ai tre figli nati dalla loro unione. Musulmano, ma poco praticante, l’uomo non frequentava le moschee, non aveva neppure rispettato l’ultimo Ramadan (aveva praticato il digiuno per qualche giorno, prima di cedere alla fame) e per questa ragione non era stato inserito dai servizi segreti francesi nella lunga lista degli “schedati S”, ideata per individuare gli uomini, in una certa maniera, collegabili ad ambienti estremisti. Un radicale? Sembrerebbe di no, dunque, nonostante numerosi altri indizi potessero collocarlo quantomeno fra quelli “da tenere d’occhio”. Innanzitutto la famiglia e la nazione di appartenenza. Già, perchè il padre del ragazzo era considerato dai media tunisini “molto vicino ad ambienti dell’estremismo islamico“, essendo noto il suo far parte del partito religioso Ennadha. In aggiunta a ciò, vanno valutati i trascorsi penali di Bouhlel. Il suo nome infatti non era ignoto alle forze dell’ordine transalpine, che avevano già avuto a che fare con lui per alcuni reati minori (in seguito a un incidente stradale, aveva picchiato con un pezzo di legno l’altra persona coinvolta in esso) e per una condanna per minacce e violenze dello scorso marzo. Un profilo, pertanto, al quale doveva essere destinata maggiore attenzione.

E mentre in Costa Azzurra tantissimi fra adulti e bambini continuano a lottare fra la vita e la morte, la Farnesina cerca ancora di comprendere se fra i morti accertati siano presenti dei nostri connazionali. In mancanza di liste ufficiali, l’incertezza regna sovrana. I 31 dispersi -ancora da rintracciare- costituiscono il punto base dal quale partire. La speranza è che almeno per loro fra qualche giorno si possa parlare di lieto fine.

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