La domanda di interdizione che la Francia ha presentato fa seguito a una sua precedente richiesta, risalente al 2008, relativa al solo territorio francese, per vietare la coltura del mais MON 810. Tale richiesta era stata però invalidata dalla Corte Europea di Giustizia del Lussemburgo. Ma Nathalie Kosciusko-Morizet, ministro dell’Ecologia in Francia ha nuovamente inoltrato domanda, estendendola a tutta l’UE. La sua richiesta si appoggia su recenti studi scientifici e, soprattutto, su una nota dell’ AESA, l’Agenzia Europea per la Salute Alimentare, pubblicata l’8 dicembre 2011, che dimostra che la coltura del MON 810 “presenta dei rischi importanti per l’ambiente”.

L’avviso dell’AESA, in realtà, si focalizza sull’OGM Bt11, ma mette in luce anche che molti dei problemi sollevati da questo tipo di coltivazione sono paragonabili a quelli del Monsanto 810. Il MON 810 è coltivato in Europa da 14 anni, principalmente in Spagna. La multinazionale americana ha inoltrato richiesta per il rinnovo di questa autorizzazione. Il processo di autorizzazione degli Ogm si trova però in un’impasse, perché fino ad ora non si è raggiunta una posizione maggioritaria in merito fra i 27 Stati dell’UE.

Appena il 13 febbraio scorso, il gigante americano dell’agroalimentare Monsanto era stato condannato, in Francia, a risarcire un piccolo agricoltore rimasto intossicato, nel 2004, dal “Lasso”, un potente erbicida prodotto proprio dalla Monsanto.

Il colosso dell’agroalimentare, nato nel 1901 a Saint Louis, ha una storia costellata di scandali e guai giudiziari. La Monsanto, per intenderci, è la casa produttrice del famigerato “agente orange”, un pesticida altamente tossico, usato indiscriminatamente dagli americani durante la guerra in Vietnam. L’agente orange ha causato 4 milioni di vittime, dirette e indirette.  PCB, diossina, Ogm, aspartame, ormoni per la crescita, erbicidi (Lasso e Roundup) sono alcuni fra i discussi prodotti che hanno generato la ricchezza della Monsanto, gigante della chimica, riconvertito alla biogenetica.

Nel 1949, a Nitro, in Virginia, oltre 200 operai di una fabbrica della Monsanto furono colpiti da una grave e rara affezione della pelle. Si scoprì così che l’erbicida di successo della Monsanto conteneva dosi troppo elevate di sostanze tossiche e altamente cancerogene, ma sarà solo negli anni ’70 che ne sarà vietata la produzione. Nel 2007, 77 abitanti di Nitro hanno accusato la compagnia di aver diffuso illegalmente la diossina nei dintorni dello stabilimento, diretto dalla Monsanto dal 1934 al 2000.

Nel 2001, 3600 abitanti di Aminston, in Alabama, hanno denunciato la Monsanto per una contaminazione da PCB: secondo un rapporto dell’Agenzia per la protezione ambientale statunitense, la Monsanto ha sversato, per oltre 40 anni, migliaia di tonnellate di rifiuti tossici in un ruscello, nel cuore di un quartiere di Aminston, pur essendo a conoscenza delle gravi conseguenze già dal 1966. La Monsanto sarà condannata nel 2002 a pagare 700 milioni di dollari di risarcimento, più le spese di bonifica del luogo.

La Monsanto figura tra le dieci industrie chimiche più importanti degli Stati Uniti, conta circa 18mila dipendenti e ha un fatturato di circa 9 miliardi di dollari.

Eva Signorile

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