Tornato ieri nella sua Tunisia e migliaia di tunisini lo hanno accolto al suo rientro. Hanno festeggiato “il leader perduto”. Prveneniente da un’umile famiglia, Rāshid Ghannūshi entrò nel 1959 nella Zaytūna di Tunisi (il più importante centro di studi islamici tunisino e uno dei principali centri di elaborazione del pensiero islamico sunnita).

Alla fine dei suoi studi si spostò in Egitto, affascinato dall’ideologia panaraba nasseriana. Rāshid Ghannūshi emigrò poi in Siria, avvicinandosi al fronte militante islamico, venendo in contatto col partito Ba’th al potere e alla Fratellanza Musulmana. La sconfitta araba nella Guerra dei Sei giorni lo convinse definitivamente della giustezza delle tesi fondamentalistiche. Alla fine degli anni settanta Ghannushi fondò con altri leader arabi il Movimento della Tendenza islamica e nel 1984 fu arrestato.

Tre anni dopo fu condannato a morte. Salvato dal “colpo di Stato sanitario” con cui il generale Zine el Abidine Ben Ali, depose l’ormai mentalmente incapace “Combattente Supremo” e presidente a vita della Repubblica, Habib Bourguiba. Amnistiato con altri esponenti del MTI, Ghannushi prese quindi parte alle elezioni legislative dell’aprile del 1989, in cui la sua formazione definita Partito della Rinascita raccolse, secondo fonti del governo, il 14,5 % dei consensi. Nel 1991 il MTI fu dichiarato fuori legge dal presidente Ben Ali, sotto l’accusa di aver fomentato il rovesciamento violento delle istituzioni. Ghannushi fu quindi costretto a riparare in Inghilterra. Ieri il ritorno a casa. Ghannushi rappresenta il fondamentalismo islamico e nonostante la garanzia da parte di Ghannouchi, che egli non vuole imporre la sharia in Tunisia, molti rimangono scettici sulla sua strategia.

Francesco Cappello

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