Ma un viaggio del genere non ha nulla di piacevole e la garanzia di arrivare a destinazione, sani e salvi, non ce l’ha nessuno. A questo poi bisogna aggiungere che intraprendere un viaggio del genere è oltretutto costosissimo. E proprio in questi giorni arriva la notizia di 80 profughi eritrei, partiti da Tripoli in Libia, che adesso sono sperduti nel deserto, legati con delle catene in condizioni a dir poco inumane.

Sono, di fatto, stati sequestrati dai trafficanti di esseri umani, che organizzano questi viaggi della speranza. Non bastano, infatti, i 2mila dollari che ognuno di loro ha dovuto sborsare, ora ne vogliono 8mila. La denuncia arriva da “Habeshia – Agenzia per lo sviluppo e la cooperazione” che, tramite l’organizzazione “EveryOne”, comunica: “Il gruppo di immigrati, tra i quali molte donne, è segregato e tenuto in condizioni inumane con catene ai piedi e senza acqua in alcune case nel deserto del Sinai”.

Chiaramente nessuno degli immigrati intraprende un viaggio del genere con 8mila dollari in tasca, e questo li costringe a dover contattare i famigliari, sotto minaccia di morte, a cui chiedere i soldi per poter essere liberati. Ed è proprio così che qualcuno è riuscito a contattare l’agenzia e raccontare la drammatica situazione. Aiutare loro e tanti altri che intraprendono questo esodo, però, sembra impossibile e questo è dovuto a molteplici fattori. Innanzi tutto bisognerebbe evitare il problema all’origine e cioè che questi immigrati si affidino a questi uomini senza scrupoli. Non essendoci alternative, però, dopo la chiusura delle frontiere dell’Europa con accordi bilaterali per i richiedenti asilo politico provenienti dal Corno D’Africa, questo è un fenomeno che va intensificandosi.

In secondo luogo come afferma Laura Boldrini, la portavoce dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees), è difficile avere informazioni dirette, dal momento che la situazione al confine Egitto Israele non è monitorata, anzi è una zona critica, “perché oltre ai soprusi perpetrati dai trafficanti sui rifugiati, ci sono stati riferiti anche atteggiamenti violenti e repressivi da parte delle guardie di frontiera di entrambi i paesi. Oltre tutto, da indiscrezioni raccolte sulla stampa araba, sembra che lo stato di Israele stia costruendo il muro al confine che era stato annunciato in passato”, dichiara la Boldrini. Le sorti di questi immigrati sono incerte e allo stesso modo a dir poco ignorate dalla comunità internazionale.

Paola Sarappa

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