Un live difficile da raccontare e descrivere obiettivamente quello che la cantante ligure ha regalato ai migliaia di fan provenienti da ogni parte d’Italia per la seconda delle due tappe di apertura del “Non so ballare tour’’ (la prima si è svolta a Milano).

Sì, perché Nali, suo diminutivo con il quale amici e seguaci sono soliti chiamarla, grazie alla sua straordinaria voce e alle sue canzoni è stata in grado di arrivare ad ognuno degli astanti in maniera differente, come se nella Sala Santa Cecilia ci fosse stato per l’intera durata dello show solo il singolo ascoltatore, lei e la musica. Una sorta di legame intimo venutosi a creare tra la ragazza divenuta ormai donna e lo spettatore, che viaggia e vive attraverso le note e il testo di ciascun brano.

Il sipario si apre sulle note della romanticissima “La prima volta’’, pezzo ‘lento’ in cui a farla da padrone sono piano e voce. Parole che arrivano dritto al cuore e all’anima di chi le ascolta in questa che è stata definita la ‘perla’ dell’ultimo album della cantautrice, “Non so ballare’’ appunto. Scelta audace e particolare per uno ‘start’ dolce ed estremamente raffinato.

Si prosegue con il singolo nuovo di zecca “Alice e il blu’’. La band a questo punto si ‘scopre’, con l’introduzione affidata al trombone di Giuseppe Calamosca che ripercorre il leitmotiv di una canzone suggestiva, una fiaba in musica dalle sfumature gotiche, capace di evocare nella mente di chi la ode personaggi, panorami, colori e  immagini dai richiami ‘dark’.

Si resta nel mondo del terzo disco con “Ed è ancora settembre’’, potente e malinconica allo stesso tempo, e “A modo mio amo’’, energica e decisa nel ritornello con attacchi di basso (Andrea Lombardini) e batteria poderosi, riflessiva nelle strofe. Qui si canta l’amore per la vita, per le piccole cose quotidiane, per ogni aspetto della propria esistenza.

Annalisa appare concentrata, sicura e disinvolta sul palcoscenico. Aggraziata nei movimenti, si limita a spostarsi ai lati dello stage, ad impugnare a e a sganciare il microfono dall’asta per avvicinarsi al pubblico che la acclama.

Piccolo tuffo nel passato, poi, con “Giorno per giorno’’, da “Nali’’, primo album della ‘rossa’, accompagnata dal battito di mani, seguita da “Per una notte o per sempre’’ e dalla più recente “Tornerò ad amare’’.

Arriva la prima cover della serata. Con “Exit music (for a film)’’ dei britannici “Radiohead’’, l’atmosfera si tinge di alternative-rock e la cantante si dimostra brava nel proporre una versione differente e originale del brano di Yorke e co.

E a proposito di arrangiamenti, risultano quanto mai azzeccate le variazioni apportate dall’artista e la sua ‘crew’ ad alcune canzoni, riuscendo in questo modo a sorprendere e a incuriosire l’uditorio.

Ma “Senza riserva’’ non necessita di alcuna modifica. Semplice e diretta, la hit da 11 milioni e mezzo di visualizzazioni su YouTube costringe l’auditorium a cantare a squarciagola.

Calma temporanea con “Non cambiare mai’’, cullati da una melodia che si sposa con i versi profondi del brano che ispira il titolo del secondo album “Mentre tutto cambia’’.

Si volta pagina con un medley. Cambio d’abito e Nali torna sul palco quando “Inverno’’ è già stata introdotta, ancora con il trombone che dà quel tocco retrò in più. Segue a ruota “Tra due minuti è primavera’’.

«Adesso entriamo nell’universo di “Non so ballare’’ e quindi in questo mondo fatto di sonorità inedite – spiega la protagonista – quella che vi ho voluto fare è una nuova proposta  e mi auguro che abbiata voglia di partecipare».

É il momento di “Spara amore mio’’, in cui viene affrontata la problematica del femminicidio in maniera volutamente ‘leggera’ o, sarebbe il caso di dire, non troppo ‘pesante’. In questo caso, tuttavia, le parole sono proiettili che fanno riflettere. Non ci sono voci e suoni fuori campo come nella versione studio proprio per dare un’impronta totalmente live allo spettacolo. Stesso discorso per tutte le canzoni in scaletta.

Il ritmo irrefrenabile di “Io tu e noi’’ spinge decine di fan ad abbandonare le rispettive poltrone e a fiondarsi letteralmente ai piedi del palco a ballare con le mani protese verso il loro idolo.

Mentre il servizio d’ordine seda l’invasione pacifica invitando le persone a riaccomodarsi, Annalisa offre l’ennesima chicca: “Tu non hai capito niente’’ di Luigi Tenco, cantautore molto amato dalla giovane di Carcare. Velocizzata quanto basta, molto godibile.

Successivamente, i musicisti sfoggiano il meglio di sè con “The Dry Cleaner from Des Moines’’ di Joni Mitchell. Un jazz trascinante, giocoso, dinamico, tecnico, in cui ciascun componente del gruppo si prende il suo spazio e cede il passo, o la nota che dir si voglia, al collega accanto. La classe di Annalisa qui si evince tutta.

Si continua con “Questo bellissimo gioco’’, uno dei cavalli di battaglia della cantante che fa ritornare alla mente i tempi del talent, ma solo per un istante. L’intensità e il crescendo della ballata, infatti, coinvolgono a tal punto da vivere unicamente e al massimo il ‘bellissimo presente’.

«Poco tempo fa mi hanno chiesto di descrivere con tre parole questo concerto – racconta la Scarrone – io ho risposto ‘vero’, perchè è tutto completamente dal vivo, non c’è un briciolo di sequenza, ‘spassoso’ e infine ‘intimo’. E questo che arriva, per me, è il momento più intimo: “Tutta l’altra gente’’».

Ascoltando questo autentico capolavoro che porta la firma di Annalisa nel disco “Non so ballare’’, risulta complesso immaginarlo suonato in un contesto diverso, dal vivo. Ed è qui che arriva la sorpresa. Live è addirittura meglio. Spiazzante.

Con “Tutta l’altra gente’’ si raggiunge l’apice delle emozioni. La sua creatrice la esegue magistralmente. Piano (Daniel Bestonzo) e voce che regnano sovrani nella prima parte costruendo quel lato intimistico, vengono raggiunti dagli altri strumenti, sino a giungere al termine con la batteria di Phil Mer incalzante e ad alcuni tratti ‘presuntuosa’. L’assolo di trombone è davvero la ciliegina sulla torta.

Incontenibile entusiasmo per “Diamante lei e luce lui’’, altro grande classico di repertorio, a cui segue la trasognata e struggente “Non so ballare’’, uno dei due pezzi portati al Festival di Sanremo 2013.

L’aveva annunciata e in tanti si erano chiesti come sarebbe stata una canzone cantata in francese da Nali. La risposta non ha tardato ad arrivare a pochi secondi dal suo inizio: eccezionale.

“Milord’’ di Édith Piaf, targata 1959, viene riproposta in chiave moderna, più rock, elettrica e accattivante, impreziosita dalla fisarmonica e dall’assolo di chitarra finale di Valerio De Paola.

E con questa quarta e ultima cover, lo show è ormai in dirittura di arrivo.

Dulcis in fundo, a dare una ‘buonanotte movimentata’ ci pensano “Solo’’, altro brano scritto da lei, e “Scintille’’, successo sanremese portato sino all’ultima sera all’Ariston. Di nuovo pubblico in piedi e in visibilio sotto il palco per dare fondo alle ultime energie.

Annalisa sorridente sfiora le mani dei suoi sostenitori e rivolge loro l’ultimo saluto, suggellando un legame che si rinnova e si consolida nel tempo, fatto di gioia, rispetto, stima e bei sentimenti.

Annalisa Scarrone, impeccabile in tutto, ha saputo ancora una volta stupire ed emozionare come solo lei sa, con ‘fantasia e discrezione’ e ‘senza fare rumore’, conquistando, abbracciando e mettendo a proprio agio con la sua musica quanti hanno avuto il piacere di assistere ad un concerto ricco, interessante, intenso e qualitativamente alto.

Il “Non so ballare tour’’ si sposterà ora nelle piazze italiane per un’estate all’insegna della buona musica, quella di Annalisa.

7 maggio 2013

Articolo e foto: Miki Marchionna

Ecco la fotogallery del concerto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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