Tiscali, il patron Renato Soru condannato a tre anni per evasione fiscale

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Il patron di Tiscali Renato Soru è stato condannato a tre anni di reclusione, con l’accusa di evasione fiscale. L’europarlamentare avrebbe evaso una cifra non inferiore ai 2,6 milioni di euro, per mezzo di un prestito fatto a Tiscali dalla società Andalas Ldt, ugualmente di sua proprietà. In seguito alla clamorosa decisione, Soru ha scelto di dimettersi dal ruolo di Pd della Sardegna. La sentenza è arrivata per mano del giudice del tribunale di Cagliari, Sandra Lepore, in seguito alla richiesta di quattro anni di reclusione, avanzata dal pm Andrea Massidda. Al patron di Tiscali sono state concesse le attenuanti generiche del caso; non è stato possibile invece evitare “l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, l’interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria, nonché l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, il tutto per la durata di due anni”. 

Non mi aspettavo questa sentenza”, ha commentato Soru a margine del verdetto di questa mattina, “mi aspettavo di essere assolto. Credo sia una sentenza ingiusta”. Difficile ora come ora prevedere mosse future o reazioni a caldo. Lo stesso accusato, d’altronde, ha definito questa vicenda “un momento molto grave ed importante”, pur rimanendo nella convinzione e nella speranza che la condanna possa essere ribaltata nelle successive fasi di processo.

Critico e senza troppa compassione il commento del Movimento 5 Stelle, espresso attraverso un post sul blog di Beppe Grillo: “Dopo l’euroindagato per voto di scambio mafioso Caputo, il gruppo del Pd a Bruxelles si ingrossa con un eurocondannato. Cosa aspettano a dimettersi? L’epopea immorale del Pd continua. Chi sarà il prossimo?”. Un invito, neanche troppo indiretto, mirante a colpire l’attuale classe governante, non nuova a problemi giudiziari di tale portata.

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