Tra gli arrestati compare anche l’imam di San Donà di Piave, già noto alla Digos, per le posizioni ideologiche estremiste e per essere legato a organizzazioni terroristiche.

Dalle indagini sono emersi molti casi di extracomunitari che pur di sbarcare in Italia, versavano all’organizzazione criminale ingenti somme di denaro, guadagnando così un finto contratto di lavoro, presso imprese che si riconducono agli arrestati. In altri casi gli stranieri vivevano irregolarmente in Italia ed erano costretti a lavorare in nero nei cantieri gestiti dall’imam e da suo fratello.

Nel caso gli extracomunitari non fossero stati in grado di pagare la somma convenuta (per ottenere la “regolare” permanenza in Italia), subivano minacce e violenze. Si sospetta che parte degli introiti siano stati utili a sovvenzionare organizzazioni eversive estere.

18 luglio 2012

Antonietta Basile

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