Alla luce di queste dichiarazioni, la Procura di Brescia ha aperto un nuovo fascicolo, assegnato ai pm Francesco Piantoni e Antonio Chiappani, che dovranno, tra l’altro, valutare l’attendibilità del testimone e se utilizzare le sue affermazioni nell’udienza d’appello fissata per il 14 febbraio 2012. L’indagine è per il momento a carico di ignoti. Un secondo dossier è stato aperto dalla Procura dei minori vista proprio la minore età del nuovo indagato all’epoca dei fatti.

Corsi e ricorsi storici, sarebbe il caso di dire. Proprio a ridosso della notizia del coinvolgimento di sei minorenni nei disordini di matrice anarchica che hanno sconvolto Roma pochi giorni fa, si viene a conoscenza dell’implicazione di un minorenne in una delle stragi più ignobili della storia italiana. Anche all’epoca, l’attentato si svolse durante una manifestazione. Una bomba, occultata in un cestino dei rifiuti, fu fatta esplodere durante un corteo di protesta, indetto dai sindacati, contro il terrorismo neofascista.

Durante questi anni, tre istruttorie sono state condotte sulla vicenda, tutte quante a seguito delle rivelazioni di nuovi pentiti e tutte quante concluse con il proscioglimento degli imputati per mancanza di prove. l’ultima udienza si è svolta nel novembre scorso e ha visto appunto l’assoluzione con formula dubitativa (la vecchia “insufficienza di prove”) dei cinque imputati: Pino Rauti, ex segretario del Msi e fondatore di Ordine nuovo, movimento di estrema destra, Delfo Zorzi, esponente di Ordine Nuovo che da anni vive in Giappone con il nome di Roy Hagen, l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, Carlo Maria Maggi, medico ed esponente di Ordine nuovo, e Maurizio Tramonte del Sid, il servizio segreto della Difesa.

Proprio l’implicazione di Trifone, uno 007 delle forze armate, riconosciuto essere stato presente sul luogo della strage, e per altre incongruenze nella vicenda, si è costantemente fatta largo nelle varie inchieste l’ipotesi di un coinvolgimento dei servizi segreti nell’accaduto. Una delle prove a carico di questa ipotesi è l’ordine impartito ai vigili del fuoco da un ambiente istituzionale rimasto ignoto di ripulire la piazza con le pompe, due ore dopo la strage.

Disposizione che ha cancellato qualsiasi prova di esplosione prima di ogni sopralluogo da parte dei magistrati o dei tecnici. In più, tutti i reperti prelevati in ospedale dai corpi dei morti e dei feriti sono misteriosamente scomparsi. Lo stesso giudice istruttore Zorzi, alla fine degli anni ’80 ammise «l’esistenza e costante operatività di una rete di protezione pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo».

Pasquale Amoruso

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