In un futuro lontano, da una Terra sovrappopolata partono 5mila coloni ibernati, diretti verso il pianeta Homestead II (letteralmente “Fattoria II”). A traghettarli provvede l’astronave Avalon, il cui viaggio durerà 90 anni. Ben presto però un malfunzionamento risveglia l’ingegnere meccanico Jim Preston (Chris Pratt), il quale scopre che non c’è modo per tornare al sonno programmato. Destinato a una vita di solitudine, in preda a una profonda crisi esistenziale, realizza che solo una compagna potrebbe rendere più sopportabile la sua condizione. Per questo sceglie di scomodare la giornalista e scrittrice Aurora Lane (Jennifer Lawrence): ma la convivenza – minata da problemi anche più grandi di loro – non sarà tutta rose e fiori.

Era da tempo che il norvegese Morten Tyldum voleva dirigere una pellicola di fantascienza, ma non riusciva a trovare la storia giusta. Alla fine gliel’ha fornita il newyorchese Jon Spaiths (Prometheus), a partire da una prima stesura che girava a Hollywood dal 2007. Ad attrarre il regista di The Imitation Game è stata la componente sentimentale che – pur battendo sentieri non proprio inediti – fortunatamente non scade mai nella melassa, lasciando spazio a sviluppi di altro tipo. Peccato però che gli spunti più interessanti (sovrappopolamento globale, multinazionali che ostentano gigantismo e poi puntano al risparmio) restino tali, solo accennati.

Quasi tutto il peso del film è sulle solide spalle di un bravo Pratt, mentre la Lawrence convince di più quando il suo alter ego è in situazioni critiche. Va detto che un altro vero personaggio della storia è la nave stessa: dotata di voce e di intelligenza artificiale, la Avalon è una gioia per gli occhi e per le orecchie: concepita come una lussuosa crociera spaziale, vanta le notevoli scenografie del britannico Guy Hendrix Dias (Inception) meritatamente candidate all’Oscar. Il che è avvenuto anche per le suggestive, ipnotiche musiche del sempre ottimo Thomas Newman (Il miglio verde; Skyfall).

Insomma, Passengers procede come da copione, terminando purtroppo in maniera un po’ frettolosa, in linea con la morale oraziana citata durante il viaggio. Un viaggio moderatamente avvincente e mai noioso.

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Giovanni De Benedictis
Nato a Bari nel 1984, è giornalista professionista. Laureato col massimo dei voti in lettere moderne sia alla triennale (curriculum “editoria e giornalismo”) che alla magistrale (filologia moderna), dopo un passato da studente in biologia. Ha conseguito con lode anche il master in giornalismo del capoluogo pugliese. Ha tantissimi e diversissimi interessi. In primis: cinema, scienze naturali, letteratura, fumetti, tecnologia, disegno, fotografia. Difficilmente s’imbatte in qualcosa che non gl’interessi almeno un po’. Dal 2007 è blogger di BuonCinema (www.buoncinema.com). Ha scritto e scrive per svariati giornali online e associazioni culturali baresi e no. Tra le tante massime o citazioni in cui si potrebbe riconoscere: “Se non si crede neanche un po’ a quello che si vede sullo schermo, non vale la pena di perdere il proprio tempo con il cinema” e “Che uomo è un uomo che non rende il mondo migliore?”.

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