Lavoro, contratti a tempo indeterminato in calo. Stasi dei contratti stabili

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I contratti a termine si confermano ancora determinanti per instaurare nuovi rapporti di lavoro.I numeri dimostrano che decontribuzione e assunzioni a tempo indeterminato Finita la decontribuzione cala anche il tempo indeterminato

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Saldo positivo tra assunzioni e licenziamenti nei primi tre mesi dell’anno, si, ma  solo con i contratti a termine che si confermano sempre più determinanti per attivare nuove forme di lavoro.

Sono in fase di stasi consolidata invece i contratti stabili, che ormai dalla fine del 2015 non godono più dell’incentivo della decontribuzione. E sembra che le due situazioni viaggino ormai di pari passo.

Nel primo trimestre dell’anno i nuovi rapporti di lavoro attivati (stabili, a termine, apprendisti e stagionali) sono stati 1.439.431 (+9,6%) rispetto a gennaio-marzo 2016, ma le assunzioni a tempo indeterminato sono calate del -7,6% (310.004 contro 335.664 dei primi tre mesi dello scorso anno).
Sono i dati Inps relativi ai primi tre mesi del 2017, che fotografano la situazione del lavoro in Italia nel periodo di riferimento. Se si guarda ai soli contratti stabili, nei primi tre mesi del 2017 sono stati attivati quasi 400mila contratti a tempo indeterminato (398.866 per la precisione, comprese le trasformazioni) con un calo del 7,4% sullo stesso periodo del 2016. Considerando poi che le cessazioni di contratti stabili nello stesso periodo sono state 381.329, il saldo dei “nuovi” posti fissi è in attivo per sole 17.537 unità.

In soldoni, da quando è finita la decontribuzione per le nuove assunzioni – valida nel 2015 a pieno regime, poi calata – l’attenzione degli imprenditori è tornata a spostarsi sui contratti a termine.
Nei primi tre mesi dell’anno, il numero complessivo dei licenziamenti, con riferimento ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, risulta pari a 143.200, in aumento del 2,9% rispetto al periodo gennaio-marzo 2016. “Significativa”, spiega l’Inps, la contrazione delle dimissioni: -3,5% rispetto a gennaio-marzo 2016. Sulla distribuzione delle cause di cessazione tra licenziamenti e dimissioni, spiega l’istituto di previdenza, ha significativamente inciso l’obbligo della presentazione online delle dimissioni, introdotto a marzo 2016.

Il tasso di licenziamento (calcolato sull’occupazione a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti) è risultato per il primo trimestre 2017 pari a 1,4%, sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti (1,3% nel 2016; 1,4% nel 2015).

Una fotografia non proprio incoraggiante quella che si presenta ad oggi del lavoro in Italia.

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