Lo studio è stata compiuto dall’Ocse, l’associazione intergovernativa che raduna 29 Paesi a economia di mercato e ha analizzato il tasso di dispersione scolastica dei ragazzi che oggi hanno un età compresa tra i 25 e i 35 anni.

Leggendo i numeri, si va da un tasso minimo  di dispersione scolastica del 2 per cento della Corea, a un massimo del 58 per cento della Turchia.  Paesi come Islanda, Spagna, Grecia, Messico e Portogallo si attestano intorno al 25 per cento, mentre in Italia la percentuale arriva al 30 per cento.

Così come confermato dal Rapporto Pisa, questi giovani  mancano di competenze elementari. E’ per questo che l’organizzazione suggerisce ai governi nazionali politiche di investimento in questa direzione in modo da sostenere sia  gli istituti tanto gli studenti stessi. Il fine ultimo che deve muovere i governi è la pari opportunità dei ragazzi nel diritto allo studio.

Le misure che il rapporto suggerisce sono cinque. La prima consiste nell’ eliminazione della bocciatura, ritenuta  inefficace e costosa, visto che in  alcuni Paesi la spesa diretta che questa provoca allo Stato è il 10 per cento del costo annuale per l’istruzione. La seconda è di tipo qualitativo, si invita cioè a evitare l’orientamento precoce dei ragazzi, la terza mira a gestire e migliorare la qualità dell’ambiente scolastico, la quarta spinge a investimenti più specifici, legati ai bisogni degli alunni e al potenziamento dei capitali destinati alla scuola d’infanzia.

Infine, bisogna investire sulla motivazione di questi ragazzi, incoraggiare gli studenti a terminare gli studi migliorando la qualità dei programmi delle scuole professionali e attribuendo un valore equivalente alle differenti filiere delle superiori.

Accanto a questa misure tecniche, l’Ocse suggerisce anche incentivi per il personale scolastico meritevole e un  dialogo aperto tra la scuola e le famiglie dei ragazzi, attraverso una maggiore comunicazione e chiari obiettivi da condividere.

Dominga D’Alano

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