Questo è un gesto estremo, compiuto per manifestare l’insostenibilità della situazione in questo fazzoletto di terra di soli 20 chilometri quadrati, da settimane preso d’assalto da migliaia di disperati in fuga dal nord Africa.

Tra i cittadini che tentano di respingere l’imbarcazione ci sarebbe anche il generale Antonio Pappalardo, ex assessore comunale. Il gruppo di manifestanti avrebbe urlato slogan contro le forze dell’ordine, suggerendo poi al pilota: «Vattene a Porto Empedocle, ci vuole un’ora».

Tralasciando ogni polemica sulle decisioni in materia di flussi migratori, a Lampedusa sono i numeri a parlare forte e chiaro: il centro di accoglienza presente sul territorio può garantire ospitalità a un numero massimo di 850 persone, mentre al momento sono 2.600 i migranti presenti sull’isola. Ciò vuol dire che la maggior parte di essi è costretta a pernottare all’aperto, per le strade, creando tensione tra i residenti.

La portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati Onu, Laura Boldrini, ammette che la situazione è al collasso e lascia intravedere scenari ancora più preoccupanti:

«Finora a Lampedusa i migranti giunti sono tunisini. Ma con l’evolversi della crisi in Libia, da cui sono fuggite via terra ad ora 300 mila persone, é possibile che nei prossimi tempi possano esserci anche partenze via mare dalla Libia verso l’Italia».

Date queste premesse, si rende necessario un piano di intervento che consideri Lampedusa un luogo di mero transito, un centro di primo soccorso da cui trasferire senza indugio i migranti verso altre destinazioni.

Il sindaco di Lampedusa, Dino De Rubeis, punta il dito contro i recuperi in mare aperto: «Siamo disponibili ad accogliere chi arriva fino alle nostre coste ma non coloro che vengono recuperati al largo, i quali, sarebbe corretto, che raggiungessero la Sicilia senza passare da Lampedusa».

L’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, si augura «che le autorità preposte trovino soluzioni concrete che tutelino, insieme, i diritti umani fondamentali degli immigrati e gli interessi dei Lampedusani, che vogliono continuare a vivere in modo dignitoso, senza rinunciare al principio dell’accoglienza che li ha contraddistinti fino a oggi».

Martina Damiani

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